I mestieri scomparsi insegnano ancora

Una bella idea, che dura da tempo, diventando ormai tradizione, è quella del padiglione riservato alle scuole e al tempo libero nella centenaria FIERA DI SAN BIAGIO DI BOVOLONE, che ogni anno si rinnova col contributo di associazioni e idee nuove della gente della Pianura Veronese.

E’ bello sentire da nonni il racconto della loro giovinezza, mentre adoperano attrezzi ormai dismessi, descrivendo un lavoro ormai scomparso per l’arrivo di nuove tecniche e macchinari che hanno reso migliore la vita nei campi, nelle stalle, nei laboratori artigianali, nelle case.

Con l’avvento della corrente elettrica e del motore a scoppio è arrivato anche il tempo libero per poter informarsi meglio, per istruirsi di più, per avere qualche passione da coltivare al di là della fatica di procurarsi il pane quotidiano.

Il personaggio più famoso era EL MOLETA che affilava coltelli, forbici e qualche volta aggiustava pure gli ombrelli. Arrivava con la sua bicicletta munita di una pietra rotonda come una piccola macina, che faceva girare per “molare” gli arnesi da taglio. Gridava per farsi sentire anche dentro le case, dove le donne erano affaccendate e sentendolo si affacciavano alle finestre per chiamarlo. Attorno a lui si creavano capannelli di comari che, tra scoppi di risate e battute burlesche, inscenavano speso scenette comiche con quel personaggio strambo e vagabondo dal cappello a falde larghe e coi baffoni brizzolati.

Insolita ma molto incisiva era LA QUESTUA DEL FRATE, che faceva sosta nelle contrade e nelle corti dei signori. Arrivava con un carretto trainato da un cavallo da tiro mansueto. Si fermava proprio in mezzo al cortile dove le donne stendevano al sole il bucato e i bambini correvano giocando alla pega o a nascondino. “Sia lodato Gesù Cristo” erano sempre le sue prime parole e le donne rispondevano in coro  “sempre sia lodato”. Gli uomini erano al lavoro e il nonno, lasciato il suo caregon accanto al fuoco del camino, uscendo si levava il cappello con un cenno del capo.

“Avete fatto una magra questua finora…”

“ Sì, la siccità quest’anno si è fatta sentire”

“Ma noi abbiamo tenuto tutto il grano raccolto dalla trebbia, quando la puliamo ogni sera ve lo mettiamo da parte… è il grano della comunità”

Entrando nell’ombra fresca del tinello, il frate si sedeva a conversare con i presenti e, cogliendo l’occasione, si riunivano anche le donne della contrada, si chiedevano preghiere, si offrivano sacchetti di noci. Il frate, sorseggiando un bicchiere di acqua, ascoltava chi si asciugava le lacrime e confidava crucci che erano condivisi con tutti. E quando il carretto ripartiva, era più quello che il frate aveva lasciato di quello che aveva ricevuto. I bambini rincorrevano il carretto fino in fondo alla via, allora le automobili erano così rare; il carretto viaggiava senza fretta, le ruote seguivano i carruggi tra ghiaia e terra sconnessa.

Altro mestiere scomparso è quello del STRAZARO. “Done, straze, ossi e fero vecio!”. Arrivava  prima del Natale e in cambio di materiale di scarto offriva statuine di gesso per il presepio, probabilmente costruite in casa e dipinte a mano. Ricordo una stella cometa che avevo ricevuto in cambio di un pezzo di motore che avevo raccolto in un angolo dell’officina di casa mia. Non ho fatto in tempo a mostrarla che mio papà l’ha agguantata e tirandomi per una mano è ritornato dal mercante facendomi una ramanzina davanti a tutti: quello era un pezzo di motore prezioso e funzionante e le cose si devono chiedere anche se sono della famiglia. Mia nonna, dietro di lui, allungò una banconota allo straccivendolo e si riprese la stella che pose sopra la capanna del presepio nella notte di Natale.

Altre usanze ancora, la lissia, la catena del camino trascinata dai bambini per le strade ghiaiose e tanti usi e costumi che per non andar perduti vengono raccolti in mostre e piccoli musei: ce ne sono nella Contrada Casella a Bovolone e a Concamarise. Ma durante la fiera di San Biagio a Bovolone, tutto riprende vita: i tabarri, i grembiuli e gli arnesi si mettono a funzionare, riportandoci indietro nel tempo e meravigliando i bambini che rivivono il passato come in una favola bella, che un tempo era la realtà.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...