La duminica dopodisnar – La domenica pomeriggio

La domenica della civiltà contadina prevede nel pomeriggio il completamento di quel dovere di “santificare le feste” proclamato dal terzo comandamento. Anche se non è un obbligo morale assoluto, in quanto il precetto della Chiesa, che interpreta il comandamento, impone solo di “sentir la messa tutte le domeniche e le altre feste comandate, un bòn cristiàn el va ale funzión del dopodisnà, partecipa alla liturgia del pomeriggio, come spesso il prete ripete dal pulpito nelle sue prediche.

Così quasi tutti i ragazzi nel primo pomeriggio tornano alla chiesa, i va a dotrina, partecipano al catechismo. Ma prima, mentre aspettano il suono della campanella, giocano a bandiera sul sagrato e ci mettono tanto entusiasmo che spesso non avvertono il segnale per cui el prète o el sagrestàn el ié ciama drento, il parroco o il sacrista è costretto a invitarli di persona a entrare in chiesa.

Riuniti sui banchi classe per classe, dopo una breve preghiera comune, accompagnati dai rispettivi insegnanti, di solito si tratta di suore o catechiste, si recano nelle aule dove seguono la spiegazione del Catechismo della Chiesa Cattolica contenuto in libretti adatti ai ragazzi. Il metodo d’insegnamento è quello mnemonico: l’insegnante spiega il senso delle formule che poi gli alunni a casa devono imparare a memoria perché la domenica successiva saranno interrogati e dovranno saperle recitare correntemente senza esitazioni. Così si parte dalle risposte alle domande “Chi ci ha creato?” e “Chi è Dio?” per passare a imparare a memoria i dieci Comandamenti e il loro significato, i sette Sacramenti, i cinque precetti della Chiesa, le sette opere di misericordia, corporali e spirituali, i sette doni dello Spirito Santo, ecc. sempre secondo il solito sistema di domande e risposte. Siccome la lezione risulta piuttosto noiosa, gli insegnanti cercano di renderla attraente promettendo e poi raccontando, verso la fine della lezione, qualche episodio della vita di Cristo o dei Santi, mentre il parroco gira per le varie classi per controllare il livello di apprendimento degli alunni e il rispetto della disciplina, lodando i più zelanti, rimproverando e castigando i più vivaci.

Al suono del campanello che segna la fine della lezione, tutte le classi scendono in chiesa per la benedizione eucaristica che viene impartita dopo il canto del Tantum ergo. Con il Diosiabenedeto cantato o recitato, ha termine la funzione e dopo una frettolosa genuflessione i ragazzi fanno a gara nell’uscire di corsa per precipitarsi in canpo, nel campo sportivo, quando c’è la partita di calcio di campionato.

Non tutti, però, hanno i soldi per il biglietto e, allora, i più ingegnosi e decisi, cercano un varco fra i spinari dela fòsa del Monte formentario, fra i biancospini che infoltiscono le rive della fossa sul lato Nord, cui si accede da via Fabio Filzi, di fronte al Monte Frumentario, o i salta i Boscheti, oppure, i più agili, saltano lo scolo Boschetti e così assistono allo spettacolo gratis.

Altrimenti giocano interminabili partìe a màrmore, partite con le palline di terracotta, o a figurine; i più avventurosi si recano al Montagnón, il terrapieno del Tiro a segno, dove è agevole giocare a nascondino, oppure organizzano partite a pallone nelle varie contrè, magari in agguerriti tornei.

E prima di tornare a casa i spende la so mància, il segno distintivo della festa, comprandosi un gelato da Mearina o la liquirizia in apalto, la rivendita di tabacchi, oppure un frutto dal frutaról, dal fruttivendolo.

Giuseppe Vaccari, in El Peagno, gennaio-febbraio 2014

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