Inverni sotto il baldacchino

È questo il tempo in cui i giorni corti lasciano il passo a notti fredde e spesso buie perché la foschia copre il chiarore delle stelle e della luna.

Un tempo, quando ancora non c’era la televisione, alla sera, attorno al camino, ascoltavamo le storie che il nonno, seduto sul suo “caregon”, raccontava a noi nipotini.

Noi guardavamo imbambolati le faville del fuoco scoppiettante che salivano su per la cappa del camino nero di fuliggine e ci chiedevamo dove andassero?

Era anche il tempo di uccidere il maiale, per chi aveva la fortuna di averlo allevato per un anno intero.

Allora arrivava il norcino, specializzato per questa operazione che assomigliava a un rito tramandato di generazione in generazione. Era il norcino cha decideva la data, secondo le fasi lunari giuste, sia per l’uccisione che per la conservazione, nelle ole (pignatte) di terracotta dei salami sotto onto (strutto). Ma perché il nonno chiamava i suoi operai a questo rito e li premiava con pezzi di maiale regalati? Perché, diceva lui, fare un regalo a Natale sapeva di carità, mentre “far zo el mas-cio” insieme era far festa.

Ricordo l’odore pungente del lardo che cuoceva e si scioglieva nel paiolo attaccato alla catena, sul fuoco del camino e il colare dell’unto separato dalle grassiole (ciccioli) che erano leccornie da mangiare con la polenta morbida come un budino … e ricordo le arele (pali sospesi al soffitto della cucina sopra la tavola) con appesi salami storti e dritti, cotechini e pancette arrotolate; li guardavamo sudare e poi seccarsi, ma “guardare e non toccare” perché dovevano durare per tutto l’inverno insieme a fagioli secchi e alla frutta riposta in solaio tra la paglia… “tempo e paja maùra anca le nespole”.

Lo strutto con la polenta serviva ai maschi adulti come colazione, dopo aver munto il latte e rigovernato la stalla e prima di andare a bruscar (potare) le vigne e scalvar gli alberi che d’inverno soffrivano meno dei tagli dei rami che servivano per scaldarsi, cucinare e fare mobili e attrezzi.

Era un momento magico quello trascorso a fare filò nelle stalle, dove si riunivano le famiglie alla sera. Gli uomini da una parte a costruire arnesi e inventare attrezzi, dall’altra le donne insegnavano alle figlie a ricamare la dote e i nonni raccontavano storie ai piccoli. Le nonne, intanto, in casa mettevano le scaldine con le braci sotto le coperte fra le lenzuola (protette dai prei o dalle moneghe, cioè da trespoli elissoidali per tenere sollevate le coperte) che servivano a levare dalle coltri l’umidità che entrava nelle camere da letto dalle fessure delle finestre o addirittura dai coppi sconnessi del tetto.

Ma il bicchiere d’acqua sul comodino, però non ghiacciava ancora per fortuna!!!

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...