Un’antica preghiera: i Sequeri

santantonioOggetti scomparsi, perduti, di cui non si trova più traccia ed un disagio dentro, perché quella piccola cosa, quel ricordo, occupava un posto speciale nel nostro cuore. E non la troviamo più… Una volta i nostri vecchi, semplicemente, si mettevano a pregare. Erano preghiere “speciali”, oggi ai margini della memoria collettiva. I sequeri derivano il loro strano nome dal latino si quaeris miracula, (se cerchi miracoli), storpiato nella recita dal popolo, che, privo di cultura, ma ricco nella fede, vedeva in questa preghiera la soluzione al problema. Perciò ci si rivolgeva in questo modo a Sant’Antonio da Padova e la preghiera andava ripetuta 13 volte (per questo era anche denominata tredicina di Sant’Antonio).

Si quaeris miracula sono le prime parole di un antico canto, il testo del quale attribuito a Fra’ Giuliano da Spira (1233) ed era il responsorio dell’”Officio Ritmico” oggi conosciuto come Liturgia delle Ore. Fra’ Giuliano era un monaco francescano tedesco, ritenuto un ottimo musicista e poeta, che fu anche maestro di canto alla Corte francese (1220) di Luigi VIII. Era famoso per la composizione di cantici in rima. Purtroppo fu dimenticato fino a fine ‘800. Gli studiosi ritengono che egli sia l’autore della “Historia” di San Francesco d’Assisi, scritta tra il 1229 ed il 1235. Così come il monaco compositore risulta essere l’autore di quella di Sant’Antonio da Padova.

Ma torniamo a noi. Una volta che la preghiera fosse stata debitamente recitata, ci si poneva in fiduciosa attesa. Poi, avveniva il ritrovamento. Non immediatamente, ma a breve termine, sì. Era la preghiera? Era lo stato mentale di rilassamento che questa induce, a far ricordare inconsciamente dov’era stato perso l’oggetto in questione? Non si sa. Ciò che restava era la gratitudine per le piccole cose, concetto oggi spesso dimenticato.

Riportiamo il testo del 1233, con un adattamento in italiano:

Si quæris miracula mors, error, calamitas, dæmon, lepra fugiunt, ægri surgunt sani.

Cedunt mare, vincula, membra, resque perditas petunt, et accipiunt juvenes, et cani.

Pereunt pericula, cessat et necessitas; narrent hi, qui sentiunt, dicant Paduani.

Cedunt mare, vincula, membra, resque perditas petunt, et accipiunt juvenes, et cani.

Glória Patri et Filio et Spíritui Sancto. Sicut erat in princípio, et nunc et semper et in sæcula sæcolorum.

Cedunt mare, vincula, membra, resque perditas petunt, et accipiunt juvenes, et cani.

Amen.

Musica x articolo Rana.jpg

Se cerchi i miracoli, la morte, l’errore, la calamità e il demonio sono messi in fuga, gli ammalati divenir sani.

Il mare si calma, le catene si spezzano; ritrovano le cose perdute i giovani ed i vecchi.

S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità; lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova.

Il mare si calma, le catene si spezzano; ritrovano le cose perdute i giovani ed i vecchi.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli.

Il mare si calma, le catene si spezzano; ritrovano le cose perdute i giovani ed i vecchi.

Amen.

 

Dino Coltro ci ricorda che il quadro di Sant’Antonio non mancava mai nelle case contadine. Era una specie di quadro-altare, davanti al quale si celebravano i rituali “domestici” per la guarigione degli ammalati, la salute dei cristiani e delle bestie, per ottenere l’aiuto del Santo nei bisogni ordinari e straordinari e per ritrovare le cose perdute. In quest’ultimo caso, si trattava di una vera e propria “celebrazione”, poiché si accendevano le zeriole, le candeline della Purificazione, e un innocente (un bambino), inginocchiato sulla carega, recitava i sequeri. Era, in un certo senso, una devozione “magica” e la scelta di Sant’Antonio come “trovarobe” si spiegava con le parole del ritornello del responsorio “ceduit mare, vincula, resque perdita”, che la gente traduceva “cede il male, le cose perse ricevo e sono contento”. Quando qualcuno “perdeva” e non trovava le chiavi di casa, oppure non si ricordava dove avesse riposto un oggetto, recitava i sequeri. A una donna fu rubata una gallina, recitò i sequeri e la mattina dopo la trovò davanti la porta di casa. Era già spennata, pronta per fare il brodo, ma il ladro non era riuscito a vincere la forza dei sequeri e aveva dovuto ritornare la gallina “persa”!

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