“Pasqueta”: il 6 gennaio della Bassa

brusa-la-vecia-2Il simbolo più diffuso e popolare di questa giornata festiva è il briolo (il falò), un rito agrario che nel mondo contadino rappresentava la definitiva vittoria del sole sul gelo e, in senso biblico più ampio, la vittoria della vita sulla morte. Il fuoco del briolo aveva il compito di trasmettere nuovamente alla terra la fertilità, la capacità di far germogliare il seme, la rigenerazione della vita arborea; insomma una “resurrezione”, ed ecco allora spiegata l’origine del termine “Pasqueta” (piccola pasqua), per certi versi simile a quell’evento straordinario che ha avuto per protagonista Gesù Cristo.

In campagna ogni gruppo di case aveva il suo briolo, nelle contrade pure. La sera del 6 gennaio, se la nebbia non era troppo fitta, i campi erano punteggiati da tanti fuochi accesi, uno spettacolo che oggi ci è definitivamente precluso. Tutti i vicini dovevano contribuire all’assemblaggio del briolo, soprattutto i bambini che andavano a raccogliere le sterpaglie nei campi, i canoti (gli stocchi) nei campi di granoturco non ancora arati e qualche fascina, faticosamente racimolata sugli argini o lungo i fossi ricoperti da una spessa coltre di ghiaccio.

Sulla cima del briolo veniva legata “la vecia”, un fantoccio simbolo di tutti i mali, che andava bruciato (da qui l’espressione “copar la vecia”) come una forma di esorcismo contro le disgrazie. Ma, attenzione! La vecia, la strega portatrice di male, esorcizzata col fuoco muore e dalle sue ceneri, come un’araba fenice, sorge la veceta (la befana) che portava i doni ai bambini (pometi, naranze, galetine, bagigi e qualche caramella e liquirizia). La veceta, quindi, era una sorta di fata buona che esprimeva il senso del cambiamento di una realtà negativa in energia vitale positiva.

L’attenzione degli anziani era invece imperniata su come bruciava il briolo e quale direzione prendevano le fiamme, le sginze (le scintille) e le colonne di fumo, elementi per formulare le previsioni metereologiche dell’anno nuovo.

Alla fine un componente di ogni famiglia raccoglieva un pugno di cenere del briolo da portare a casa in segno di portafortuna, perché ciò che è stato luce richiama la Luce.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...