Don Luigi Cavaliere, il prete partigiano di Tarmassia

«Nel pomeriggio del 23 aprile 1945 si presenta nella mia casa un capitano della Wehrmacht chiedendomi di trattenerlo e consegnarlo all’esercito americano; era il comandante di una compagnia, aveva con sé una settantina di soldati armati fino ai denti. Risposi categoricamente che non mi sarei prestato alla consegna, se non avesse fatto depositare tutte le armi, e condotti, disarmati, i soldati nella vicina scuola elementare. A malincuore accettò; così man mano che i soldati deponevano le armi, io le consegnavo ai miei giovani collaboratori che fecero la guardia alle scuole fino all’arrivo degli americani». Lo ha raccontato nelle sue memorie quasi cinquant’anni dopo, l’allora parroco di Tarmassia don Luigi Cavaliere, componente del Comitato di Liberazione Nazionale e della Missione militare clandestina RYE, un protagonista della Resistenza locale. Fu lui a consegnare agli alleati che arrivarono nella frazione il 24 aprile i prigionieri tedeschi.

Don Luigi Cavaliere con alcuni ragazzi negli anni Cinquanta

Nelle memorie don Cavaliere racconta: «Compito dei collaboratori della RYE era quello di segnalare soprattutto i movimenti dei campi d’aviazione di Villafranca e di Bovolone, e i movimenti di truppa e di materiale bellico nella zona Villafranca-Isola della Scala-Bovolone-Nogara. Le notizie venivano depositate perlopiù nella canonica di Isola o in casa mia, e trasmesse con radio, che era in continuo trasferimento, perché sotto il portico di casa mia c’erano i tedeschi con una loro stazione radio. Avevo accettato di collaborare alla condizione che mi fornissero una rivoltella, perché qualora un tedesco o un fascista avesse tentato di perquisirmi o arrestarmi, mi sarei difeso. Stando sul campanile, col cannocchiale potevo osservare campi di aviazione e strada. Nella mia casa fu tenuto per una settimana un corso di sabotaggio; furono fatti saltare col plastico i ponti sul Tartaro del treno per Mantova a Nogara e quello sul canale Milani che va a Cadidavid».

«Nella notte del 22 novembre del 1944 in cui furono arrestati diversi componenti del Cnl, corse ad avvisare i fratelli Corrà (anche loro facevano parte del Cnl e della RYE) ma invano; tutti i membri della RYE e del Cnl di Isola, a causa di una delazione, furono catturati, portati in villa Guarienti, interrogati e torturati, poi quasi tutti deportati nei campi di sterminio».

Al racconto del parroco aggiunge altri elementi la ricostruzione delle vicende di quegli anni di Stefano Gobbi, architetto interessato alla storia della sua frazione: fu dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 che don Cavaliere nascose nelle famiglie 62 soldati inglesi, 30 dei quali furono consegnati agli alleati mentre gli altri furono catturati e deportati. «Il parroco aveva un lasciapassare della polizia tedesca, ottenuto per aver reclutato civili per lo sgombero della linea Legnago-Isola bombardata (collaborò per evitare che il paese fosse bruciato), che utilizzava per spostarsi liberamente in bicicletta e trasmettere informazioni alle parrocchie vicine. Nel 1944 salvò dal bombardamento alleato sia villa Guarienti, dove si trovava sotto false vesti un pericoloso maggiore nazista, che il centro di Isola, dove sul viale della stazione c’era una decina di carri armati tedeschi, bombardati su sua segnalazione in aperta campagna il giorno seguente».

Nato a Vestenanova il 10 giugno 1913 e morto a Verona il 9 gennaio 1998, Cavaliere rimase a Tarmassia, come curato e poi come parroco, dal 1939 al 1957. «Era dinamico, forte di carattere, amico di tutti», ricorda Benedetto Mantovani, «quando arrivò chiese a noi ragazzi se avevamo un pallone di cuoio, noi avevamo una palla di gomma piena di stracci, così ci portò due palloni di cuoio». E della Resistenza dice: «Ero piccolo, non capivo bene cosa facevano, l’ho capito solo dopo la guerra, quando a casa di don Luigi c’erano le armi depositate dai tedeschi».

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