Marzo e la Primavera

Il mese dedicato al dio della guerra Marte segnava non solo il periodo per preparare e iniziare le guerre, dato il clima mite e la presenza di fieno per i cavalli, ma anche l’inizio dell’anno, prima che la riforma di Giulio Cesare, avvenuta nel 46 a.C., anticipasse il capodanno a Gennaio; tuttavia, fino al 1797, cioè al momento della conquista da parte dell’esercito napoleonico, nella Repubblica Serenissima di Venezia si mantenne Marzo come primo mese del calendario, di cui il 1° ne era l’inizio.

fiori primaveraMarzo segna anche l’arrivo della stagione, forse, più bella: la Primavera, il tempo in cui, dopo il freddo dell’Inverno il mondo si ravviva, i fiori tornano a germogliare e sbocciare e gli animali si risvegliano dal letargo. Il nome deriva dall’unione del latino “primo”, inteso come inizio, con la radice “ver”, cioè “ardente, splendente”, e richiama non solo il risveglio della Natura ma, con esso, il fuoco, simbolo molto presente nelle celebrazioni di questa stagione. Anticamente, così come oggi, molti erano i riti che celebravano il ritorno della vita e, in particolare, la festa dell’Oeastara, celebrazione che prendeva il nome da Eostre, dea pagana della fertilità che girava i campi, ravvivandoli, in compagnia di lepri e rondini, animali simbolo di fertilità e rinascita. Simile all’Estia greca e alla Veste romana, durante la sua festa veniva accesso un grande fuoco sia per simboleggiare la rinascita della Natura che, in una relazione mistica, per dare forza al Sole affinché tornasse presto caldo e utile per l’agricoltura e gli allevamenti. Il Cristianesimo, nel tempo, prese tale festività e la inserì nelle celebrazioni pasquali di morte e resurrezione di Gesù: nella Liturgia della Luce della veglia pasquale, infatti, il sacerdote benedice il fuoco, simbolo della vittoria sulle fredde tenebre, e da esso accende il cero pasquale, il tutto riprendendo i significati, e la ritualità, delle antiche celebrazioni pagane di resurrezione della Natura. Ancora oggi, poi, Eostre è presente, oltre che nei suoi simboli delle uova e i conigli, nell’inglese “Easter” e nel tedesco “Ostern”, cioè “Pasqua”.

Anche la vita dei campi si ravviva in Primavera. Nelle campagne, seguendo le storiche tradizioni, spesso si vedono i Fuochi di San Giuseppe (accesi intorno al 19 Marzo), piccoli falò, accesi con sterpaglie e rami secchi, utili a propiziarsi una buona annata nei raccolti. I contadini iniziano a lavorare la terra, girandola con l’aiuto dei trattori e degli aratri, e a concimarla con il letame per, infine, seminare con attenzione le piante da coltivare, come i pomodori, il prezzemolo, il basilico, le zucchine, le melanzane e altri ortaggi, mentre dalle stalle, dopo il freddo Inverno, gli animali vengono fatti uscire e lasciati pascolare nel prati.

Oggi, anche se immersi nel grigiore delle città asfaltate, possiamo ancora riscoprire la bellezza della Primavera grazie alla nostra Valle del Menago, un immenso spazio verde dove vedere, grazie all’impegno di molti, lo splendido rifiorire della Natura e della Vita.

Emanuele De Santis

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