Gli scritti di Mario Donadoni sul quotidiano “L’Arena”

di Lucia Munerati

Di tutti i giornali con cui cooperò “L’Arena di Verona” fu sicuramente quello più caro a Donadoni e testimonianza di ciò sono proprio i numerosissimi articoli conservati a Bovolone (se ne contano circa centonovanta). Quella con il quotidiano veronese fu senza dubbio anche la più lunga di tutte le collaborazioni, durata quasi trent’anni, iniziata probabilmente nel 1947, se non addirittura prima e protratta per tutto il corso della sua vita. Lo spazio riservato ai suoi pezzi giornalistici era la terza pagina e l’ultimo articolo verrà pubblicato proprio il giorno della sua morte, il 6 marzo 1974.Mario-Donadoni

“L’Arena” non era un giornale qualsiasi ma quello della sua città, una città colma di ricordi e proprio per questo Donadoni amava scrivervi. Sperava forse di sentirla così più vicina a sé o confidava nel fatto che qualche suo conoscente o compaesano potesse scorgervi le sue parole. Rispetto agli altri giornali, sfogliando quello veronese emerge un Donadoni completamente diverso: fuoriesce la parte più intima e privata del Nostro che si rivela attraverso pensieri nostalgici e preziose memorie. E’ solo qui che si sente a suo agio nell’esprimere il suo io più nascosto, senza alcuna remora, ed è sempre qui che possiamo leggere i suoi scritti più belli e veri. Con queste pagine racconta dei grandi della letteratura e della musica, della storia, dei suoi viaggi, delle cose di tutti i giorni, dei ricordi di Caorle, di Firenze e di Bovolone. Fu proprio al suo caro paese che rivolse i testi più significativi, quel paese con il quale ebbe sempre un rapporto difficile, fatto di sentimenti contrastanti di odio e amore, di dolore e nostalgia. Egli stesso racconto, in un articolo del 12 febbraio 1974, di come lo facessero sentire meno turbato le platee gremite di gente che le passeggiate tra le vie della sua terra:

“Dopo aver sperimentato moltissimi paesi stranieri, oltre all’Italia, devo dichiarare che soprattutti sono tre i luoghi della mia agitazione interiore e che sempre costituiscono un processo di incertezza e d’insicurezza: Firenze, Verona e Bovolone. Altrove è tutt’altra cosa. Incutono spavento la Sorbona o l’Eraclyon a Parigi e ad Atene, ma per il salone delle scuole elementari di Bovolone mi dà un disagio difficilmente superabile. Là mi piombano addosso i complessi memoriali del passato, belli e brutti, e mi pare d’affrontare un pubblico incuriosito dalla persona più di quanto essa esprima, e che io stesso affronti il clima di una mostra fisica più che mentale”.

 

donadoni con bovolonesi

Mario Donadoni (al centro con giacca a righe) con alcuni cittadini bovolonesi

 

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