Le tradizioni da coltivare: il Natale

Ma lo sentiamo ancora lo “SPIRITO NATALIZIO”? Oggi cominciano a pubblicizzare il Natale commerciale fin dalla metà del mese di novembre… Mah!

Ai miei tempi lo spirito natalizio cominciava con l’attesa di Santa Lucia. Cercavamo di fare i bravi per meritarci il regalino (mia mamma cuciva un vestito nuovo alla mia bambola vecchia) e il piatto di dolci e frutta: le pastafrolle fatte a stella o a luna e caramelle… pochi cioccolatini perché erano cari! Ci faceva sognare l’attesa e provavamo la bellissima sensazione della felicità immaginando quello che avremmo trovato alla mattina del 13 dicembre.

Non era Babbo Natale (la COCA COLA lo doveva ancora inventare) che ci faceva battere il cuore. E se vogliamo quantificare il periodo natalizio per quanto riguarda il nostro territorio (e per tutti quelli che credono a Santa Lucia) sono sicuro di non sbagliare: va da Santa Lucia alla Befana (che noi dell’altro millennio chiamavamo Pasquetta).

Oggi però mi sembra che le emozioni genuine, quelle che ti fanno sentire le farfalle volare nello stomaco, siano quasi annacquate dal frastuono, dalla corsa alle spese, dalla fretta, distratti da luminarie e festoni…

Il “ceppo di Natale“ (la zoca de Nadal) è stato soppiantato dal calorifero.

E meno male che Santa Lucia non scende dal camino, ma passa, come un angelo, attraverso i muri, col suo asinello che porta il sacco dei piatti, tirato dal castaldo.

La messa di mezzanotte a Natale è stata anticipata di qualche ora, per comodità.

E la befana, allora, (col Pasquetòn ad accompagnarla) la sera del 6 gennaio si presentava puntuale e correva attorno al falò col sacco a spalle. Eh sì, perché la Befana romana che vola a cavallo della scopa come una strega senza il Pasquetòn, non è quella delle nostre tradizioni. La nostra distribuiva arance, mandarini, caramelle, noci, mele e qualche scappellotto ai furbetti, che cercavano di allungare le mani dentro il sacco per servirsi da soli.

Ma più bello di tutto era scrivere la letterina a Santa Lucia. Mi ricordo che in edicola vendevano delle letterine apposite con decorazioni e ricami che sembravano pizzi veri. La maestra ce le faceva scrivere a scuola perché così lei ci faceva il piacere di correggerle. Quante brutte copie abbiamo fatto, cancellando, aggiungendo, raccontando alla Santa i nostri crucci, le nostre buone azioni, i nostri desideri che spesso non erano materiali, ma bisogni familiari, problemi da risolvere… e tutto veniva scritto a cuore aperto e anche la maestra in quel periodo era più sorridente e comprensiva.

Quando arrivava la fatidica, magica sera del 12 dicembre c’era tutta la famiglia che contribuiva a preparare il fieno e le carote per l’asinello, il caffè per la Santa e il vino per il castaldo e poi… a letto presto! Perché la Santa veniva durante il sonno e se ti trovava sveglio… “se la se rabia la te buta la sabia!” Era un periodo di pace e serenità perché i lavori nei campi erano finiti e si stava tutti insieme in cucina al calduccio. Se nevicava era il massimo del divertimento per i bambini che in tutta la contrada si sfidavano a battaglie di palle di neve.

E “CANTARE LA SANTA NOTTE”!!!

Uomini intabarrati col cappello a falde larghe si presentavano davanti alle porte delle case con un piccolo presepio dentro una cassettina di legno, illuminato da una candela e una stella cometa dipinta. Il Gruppo Folkloristico “EL PAIAR” ha cercato di farla rivivere per alcuni anni… che nostalgia!!!

Ricordo anche quando noi bambini andavamo ad augurare il “buon anno” di casa in casa, un po’ come fanno per Halloween in America. I grandi aspettavano che fosse un maschio ad augurarlo per primo, perché dicevano che fosse di buon auspicio e si mettevano d’accordo tra vicini.

Intanto la stagione del freddo si inoltrava e il bicchiere dell’acqua sul comodino, accanto al letto, cominciava a ghiacciare.

Vi consiglio di andare su YOUTUBE e guardare i cortometraggi:

“STORIA VERA DI SANTA LUCIA DA VERONA”

“ANSALICE, LA BEFANA DI SALIZZOLE”

Piaceranno a grandi e piccini.

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