Le lettere di Pasolini a Cesare Padovani

Camus, Pasolini, Moravia, Keats e Mozart sono solo alcuni autori arrivati recentemente in libreria con le loro lettere. In qualche caso si tratta di opere prime, in altri di ristampe. Come quella di Pier Paolo Pasolini pubblicata da Garzanti, che, arricchita da nuovi carteggi ritrovati nel corso degli anni, segue l’edizione del 1986 edita da Einaudi. In entrambe le edizioni sono pubblicate delle lettere che il celebre scrittore e regista spedì a Nogara, esattamente in via Caselle, dove viveva il giovanissimo Cesare Padovani, che all’epoca (siamo nei primi anni Cinquanta) si dilettava a scrivere in dialetto. Fu proprio questo il motivo che spinse Pasolini, incuriosito, ad inviare a Padovani la prima lettera, dopo aver visto un servizio a lui dedicato sul settimanale Oggi (nella foto). Padovani e Pasolini si incontrarono a Roma, in un bar di via Veneto, solo più tardi, nel 1964. Un anno dopo, mentre la fama di Pasolini, grazie ai libri e ai film, stava aumentando vistosamente, Padovani si laureava a Bologna proprio con una tesi sulla poetica del suo “profeta”, come egli stesso l’avrebbe definito in seguito.

Queste poche frasi, estrapolate da una lettera di quel periodo, fanno capire il livello di confidenza raggiunto tra i due: “Ti ho lasciato ragazzo, e ti ritrovo giovane uomo con tutta la ricchezza della gioventù. Sei ricco, investi, adesso, bene la ricchezza della gioventù. Ricorda che non avrai più tanto desiderio di sapere e di amare come in questi anni e devi selvaggiamente approfittarne, leggere e imparare come un pazzo”. Accanto alle lettere spedite a Padovani, nella nuova edizione si trovano quelle inviate a Moravia, Sciascia, Maraini, Sereni, Calvino, Zanzotto, Camon, Marin, Fortini, De Filippo e altri importanti uomini di cultura italiani. Alcuni anni dopo il trasferimento di Padovani a Rimini, nel novembre del 1975 Pasolini, ormai diventato uno dei più importanti intellettuali italiani della seconda metà del Novecento, veniva assassinato all’idroscalo di Ostia. Padovani, invece, rimase in Romagna fino alla morte, avvenuta nel 2014, dedicandosi all’insegnamento e alla scrittura (una curiosità: il titolo di un capitolo di uno dei suoi primi libri, La speranza handicappata, ispirò Edoardo Bennato, che ottenne da lui l’autorizzazione ad utilizzarlo a titolazione del suo album “Burattino senza fili”). Come ultima volontà, a dimostrazione dell’affetto che lo legava al suo paese di origine, Padovani ha chiesto di lasciare il suo vasto patrimonio librario, gli appunti e le lettere di Pasolini al Comune di Nogara.

Giordano Padovani, in La Voce del Basso Veronese, marzo 2022

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