Lo chiamavano “Pippo”

“All’imbrunire, puntuale come ogni sera – scrive Irene Perlini di Reggio Emilia – ci veniva a trovare un aereo chiamato Pippo ed era un mistero perché era da ogni parte, non si è mai capito questo mistero, so solo che dove vedeva una lucina sganciava bombe. Era tremendo, abbiam dovuto inscurire le finestre, ma una sera ce l’ha fatta, era passato un carrettiere e sotto al biroccio aveva un lumino per la strada, che non si vedeva niente. Per fortuna la bomba è scoppiata nel fossato, se scoppiava nell’asfalto certo non ero qua a raccontare». Anche Ines Montemezzani di Venezia ricorda: «Tutti lo conoscevano come Pippo; quando si sentiva Pippo tutti dicevano: “Niente luci, niente luci!”. Sì, proprio, che è rimasto molto impresso questo Pippo, perché tutti avevano paura. Per esempio, c’erano tutte le tende chiuse e tutto perché non filtrasse ma se, fatalità, dovevi aprire la porta per uscire, faceva il fascio di luce e magari lui passava, sganciava! Beh, in campagna ha fatto tanti morti, ha fatto. Passava tutte le sere. Tutte le sere. Di giorno no, ma passava di notte, girava tutta la notte. Senti, che mi è talmente rimasto impresso ’sto nome che non me lo sono mai dimenticato! Mai!». Una delle testimonianze raccolte da Filippo Colombara simile a molte altre raccolte in tutto il nord dell’Italia su questi inquietanti voli vesperini e notturni compiuti dalla RAF a partire dall’estate del 1944 sulle nostre terre.

Tutti lo chiamavano Pippo e chissà come venne fuori questo appellativo. Questo è sicuramente un mistero. I voli quotidiani o quasi compiuti da particolari reparti inglesi e più tardi anche dagli americani, non sono invece un mistero, ma ben reali e documentati con grande precisione negli archivi. Le storie di Pippo, o Tito, o altri pseudonimi sono diffusissime: “Di sera c’era questo benedetto Tito, un aeroplano, un ricognitore che doveva tenere il controllo – dichiara il veneziano Elio Quarisa. Le nostre illuminazioni nelle case non erano niente altro che una lampadina a basso voltaggio, avevamo il 125 come voltaggio, poi c’era questo piatto e con la carta del riso o dello zucchero si faceva il paralume per soffocare la luce»; «Quasi ogni sera arrivava Pippo, un ricognitore che volava a bassa quota sulla città – afferma F.S. di Ferrara –. A volte all’improvviso scendeva in picchiata per mitragliare, quasi sempre nel ritorno scaricava le bombe per alleggerirsi. Attorno a lui era nata quasi una leggenda: addirittura io scommettevo con gli amici se Pippo arrivava o no». Una sera, tornando dal cinema, dice Giuseppe Arcaroli di Verona, «Eravamo quasi arrivati al portone di casa, quando suonò l’allarme. Pippo, il solito aereo nemico, si stava avvicinando.

[…] Non ci preoccupammo di rifugiarci subito. Avevamo ormai fatto l’abitudine agli allarmi; e non c’era stato ancora alcun bombardamento. Sennonché quella sera, Pippo sganciò il suo carico poco distante da noi». Le storie su Pippo hanno rappresentato il leit-motiv del Circolo del 72 nella appena trascorsa stagione. Una conferenza che ci è stata richiesta tre volte a testimoniare dell’interesse ancora vivo. Poco prima di presentarci a Salizzole per la prima di esse, un nostro amico vicentino, William Rabbito, ci ha raccontato una storia accaduta nel maggio del 1944 che ancora oggi tiene banco in forma di diatriba tra due famiglie di un piccolo centro che si rimbalzano la responsabilità di aver provocato un intervento notturno di Pippo con vittime e macerie. Quindi abbiamo approfittato dell’occasione della conferenza per fare anche delle ricerche. In quel caso il mistero permane ancora perché secondo i documenti inglesi di archivio le missioni di Pippo iniziarono solo un paio di mesi più tardi e dunque è difficile attribuire al notturno visitatore quell’episodio. Ciò non toglie che voli simili, seppur senza reparti e missioni appositamente dedicati, possano aver avuto luogo. Oggi li definiremo “di opportunità”. Comunque le conferenze su Pippo sono state di sicuro interesse e hanno incrementato la nostra dotazione di archivio, comprese molte diverse altre storie narrateci del corso degli incontri, come quella della signora Zanetti, oggi nogarese, che assistette ad una azione di Pippo a Riva del Garda. Riproporremo le storie di Pippo anche il prossimo anno. Buono o cattivo che fosse, Pippo era in ogni modo un tormento quotidiano che le famiglie dovevano saper gestire, specie con i bambini: «Ricordo anche che la sera, più o meno all’ora di cena, si sentiva il rumore di un aereo. La mamma però ci diceva: “State tranquilli, è Pippo”. Credo che Pippo fosse l’aereo più amato da noi bambini» (Rosy Viganò Orsi). Secondo lo studioso Giorgio Bonacina: «Molti genitori erano infatti abituati a dire ai bambini: “Lasciamo che passi Pippo, poi andrete a dormire”». Pippo, insomma, segnava l’orario di riposo dei piccoli, un antesignano di “Carosello” per la generazione successiva. Se poi a letto si restava svegli: «ci dicevano: “Spegnete le luci se no passa Pippo”, o “Spegni la luce perché c’è il Pippo. Guarda che se non spegni la luce arriva Pippo”. Ce lo dicevano più o meno tutte le sere. Poi quando si sentiva un rumore d’aereo: “Ah, questo è Pippo, arriva Pippo”» (Marisa Radaelli, Segrate, Milano). Anche a Venezia, se proprio non si prendeva sonno, anziché tirare in ballo «l’uomo nero», i genitori ammonivano: «Dormi se no passa Pippo».

di Alessio Meuti, in “Il Circolo del 72”, Notiziario di Cultura Aeronautica, giugno 2022

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