Le Rogazioni per la pioggia

Non piove seriamente da mesi e la siccità provoca pesanti disagi e perdite dei prodotti agricoli delle nostre campagne. Fiumi in secca, limitazioni nell’uso dell’acqua, fortunali, tempeste di grandine: forse mai come quest’anno abbiamo toccato con mano quanto possa incidere il cambiamento climatico in atto nel nostro territorio.

Anche nel passato siamo andati incontro a periodi di particolare siccità e in questi casi la popolazione si affidava agli antichi riti cristiani di invocazione delle acque. Storia, Fede profonda e devozione ci raccontano di processioni nei campi e preghiere alle prime luci del mattino, quando l’afa ancora era meno soffocante.

Fu papa Gregorio I, alla fine del VI secolo, ad istituire le Rogazioni per la pioggia che andavano a sostituire gli antichi riti pagani “ad pluviam pedendam”. La preghiera conclusiva recita: “Dona l’acqua alle zolle assetate”.

Specialmente in Veneto, ancora oggi (ma sempre meno, a dire il vero), durante i periodi di siccità si costruiscono croci con rami di ontano che vengono piantate all’ingresso dei campi per propiziare l’arrivo della pioggia o per difendere i raccolti dal rischio di grandinate.

La rogazione specifica per la pioggia si attiva al bisogno, però quella annuale per eccellenza si celebrava il 25 aprile e veniva ripetuta nei tre giorni precedenti l’Ascensione: secondo il messale tridentino, si effettuava una processione per le campagne con recita di preghiere e litanie per la fertilità dei campi e l’abbondanza dei raccolti. Mentre il sacerdote aspergeva i campi con l’acqua santa, i contadini e gli altri fedeli con il cappello in mano si inginocchiavano e pregavano con devozione. Per loro, infatti, ogni bene che sosteneva la vita dell’uomo era dono di Dio e godeva pertanto della sua protezione. E quando l’annata agraria non corrispondeva alle attese, l’agricoltore affidava il disagio, la povertà e la fame alla Provvidenza divina: “Quello che Dio vuole non è mai troppo”.

La processione delle rogazioni si concludeva con la celebrazione della messa al rientro in chiesa.

La società bovolonese è profondamente cambiata e la parrocchia ha abbandonato questo rito religioso, ma non mancano comunità padane e venete che ancor oggi vivono con fede questo momento.

                                                                                                                                              Ulisse Scavazzini

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