Il pozzo

Quando racconto agli studenti che a Bovolone fino agli anni Cinquanta poche famiglie avevano l’acqua in casa e che il gabinetto, se c’era, era situato all’esterno, preferibilmente attiguo alla concimaia, molti stentano a credermi: sembra quasi che stia parlando loro del Medioevo, eppure è stato così!

Non esisteva l’acquedotto, ma ogni famiglia, sia della piazza che della campagna, poteva attingere l’acqua al pozzo per tutti gli usi: per l’igiene personale, per cucinare, per lavare, per abbeverare gli animali…

I pozzi attiravano molto l’attenzione dei bambini, ma per loro era pericoloso e proibito avvicinarsi, così lo si esplorava di nascosto dagli adulti. Era un buco profondo nel quale ci si poteva specchiare e si poteva urlare ricevendo di rimando una eco distorta della propria voce, incupita dalle anime dei bambini disubbidienti che vi erano caduti dentro, così sostenevano le nonne.

Ricordo ancora dov’era ubicato il pozzo della mia famiglia alla Cà Brusà, allora in aperta campagna. Si trovava proprio davanti alla casa vecia in un luogo ombreggiato, fresco ed accogliente. Il pozzo era di mattoni ed aveva un anello di pietra bianca sulla sommità (la vera, proprio come l’anello nuziale); due montanti in ferro si innalzavano ad arco ed al centro pendeva una bella carrucola col secchio per attingere l’acqua. Attaccato a uno dei montanti c’era un mestolo che serviva a prendere l’acqua dal secchio per berla “bella fresca”! Sì, l’acqua del pozzo era sempre “bella fresca”, per quanto caldo facesse.

L’interno del pozzo era ricoperto da muschi e felci e se non si stava attenti a tirar su dritto il secchio, potevano entrare nell’acqua delle impurità e allora bisognava passarla al colino, prima di berla. A dire il vero, a volte, specialmente d’estate, nell’acqua del secchio c’erano impurità che avevano tutto l’aspetto di esserini viventi che nuotavano dentro, ma tutti in famiglia, ed anche il medico condotto, dicevano che, filtrata al colino, si poteva bere e non c’erano pericoli. Infatti tutti la bevevano e tutti godevano di ottima salute.

Durante l’estate il pozzo veniva utilizzato anche come frigorifero. Ricordo che nonna Zaira teneva nel pozzo, appeso ad una catena, un secchio con dentro i cibi da conservare che non erano mai molti: qualche pezzo di carne avanzato dalla sera precedente e il panetto di burro. Nessun congelatore, la carne si mangiava una volta alla settimana e tutto andava consumato il più velocemente possibile.

                                                                                               Ulisse Scavazzini

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