Dino Limoni, un cattolico in politica

A tracciare la biografia del senatore legnaghese Dino Limoni, ci hanno pensato i figli Flavio e Lelio, i quali hanno potuto ricostruire le vicende della sua vita anche negli aspetti più intimi e famigliari, oltre quelli più noti legati all’attività d’insegnamento e all’attività politica locale e nazionale.

La sua infanzia non è stata delle più facili: abbandonato dalla madre naturale subito dopo la nascita, il 23 febbraio 1912, viene registrato nell’ufficio dello stato civile del Comune di Verona con il nome di Dino e un cognome di fantasia, Limoni. Dato per l’allattamento ad una signora di Dueville, viene definitivamente affidato ai coniugi Coraini, Giovanni ed Elvira, di Canove di Legnago. Una famiglia che non vive nell’agio, ma nella quale il piccolo Dino trova profondi affetti, soprattutto nella madre adottiva.

Ha iniziato a lavorare stagionalmente sin da giovanissimo, progredendo passo passo negli studi, dove otteneva risultati eccellenti. Si è laureato in Lettere nel 1937 a Padova, ma già a partire dal 1934 aveva iniziato ad insegnare all’Istituto Magistrale Canossiano di Legnago. Subito dopo la laurea, il matrimonio con Adalgisa Marchiori, dalla quale ebbe 10 figli.

Foto di classe al Ginnasio Liceo Cotta di Legnago con il prof. Dino Limoni (anni Cinquanta)

Cittadino attivo fin dalla giovane età, Dino Limoni matura il suo impegno come sindacalista e in seguito nella politica, senza mai trascurare la famiglia e la scuola. A livello locale fu sindaco di Legnago dal 1951 al 1958, assessore alle finanze del Comune dal 1958 al 1969, capogruppo della Democrazia Cristiana dal 1969 al 1975. Il suo impegno politico a Legnago ha segnato l’opera di ricostruzione della città, pesantemente bombardata nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

L’attività politica nazionale, invece, si svolge nell’arco di tempo che va dal 1958 al 1976, nel primo quinquennio alla Camera dei Deputati, successivamente nel Senato della Repubblica. Nella sua attività parlamentare si fece interlocutore dei problemi che affliggevano la pianura veronese ed operò attivamente per rinnovare la scuola italiana, che ben conosceva da insegnante e da preside. Intervenne anche contro la legge sul divorzio e contro la pornografia, pur valutando autonomamente che si stava battendo per delle battaglie perse in partenza. Del resto, non poteva venire meno ai valori morali e cristiani sui quali aveva improntato la sua vita.

Dopo la sua morte, avvenuta il 29 giugno 1986, il Comune di Legnago gli ha intitolato nel 1990 il secondo ponte sull’Adige, opera a lungo attesa dalla città.

La sua fu una vita intensa, dedicata alla famiglia, all’insegnamento, alla politica, che i figli Flavio e Lelio Limoni hanno ricomposto per consegnarla ai legnaghesi e a tutti coloro che hanno il desiderio di approfondire la caratura di un uomo che ha segnato un territorio e una nazione, attraverso i suoi principi, i suoi convincimenti e la sua fede incrollabile.

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