Bertocesco cavaliere della Repubblica

Francesco Bertolini, in arte Bertocesco, 79 anni, oltre alle qualifiche che definiscono la sua multiforme personalità, fabbro, scultore, musicista e ambasciatore del folk italiano nel mondo, potrà ora esibire quella di “Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana”. La proposta di conferire a Bertocesco l’onorificenza, che si può definire la più semplice della nostra repubblica, è stata presentata al Presidente della Repubblica dallo scrivente nel 2018.

Constatando che venivano insignite di onorificenze persone di cui non si vedevano bene i meriti, si ritenne che invece Bertocesco avesse i requisiti che giustificavano il titolo:

1) aver raggiunto l’eccellenza, ampiamente riconosciuta, nella sua attività principale, quella di fabbro-scultore;

2) aver operato con varie iniziative per far crescere culturalmente e socialmente la sua comunità, Bovolone;

3) aver svolto un’azione rilevante, prima a livello locale, poi nella dimensione più ampia, nazionale e internazionale, di cultore delle tradizioni popolari, in particolare canti e danze, meritandosi il titolo di “padre del folk italiano” datogli da un gruppo trentino, col quale girava il mondo facendo conoscere tale patrimonio in numerosi viaggi all’estero.

L’attività creativa, per certi aspetti geniale e spesso imprevedibile, si è espressa nel suo paese nell’organizzazione della “Balalònga”, una maratona di danza per la quale arrivavano musicisti e danzatori da tutto il mondo.

Era solo l’ultimo atto di amore per l’arte, che lo aveva reso affermato scultore di pietra, ferro e legno, suonatore di violino nel complesso musicale “Ricki e le perle” e poi fondatore del gruppo folkloristico “El paiàr (Il pagliaio)”.

A un certo punto venne in contatto con un gruppo trentino, che lo nominò “padre del folk italiano” e col quale attuò viaggi, veri scambi culturali che lo portarono in America, Asia (Indonesia, Caucaso) e Russia. Il fortissimo legame che egli sentiva tra la musica tradizionale e la scultura si può trovare magistralmente espresso nell’opera “Orchestra folk tradizionale popolare in ferro”, una ventina di figure umane che suonano altrettanti strumenti tra cui chitarra, cornamusa, tromba, flauto, violino, arpa e fisarmonica.

di Giovanni Biasi, in La Voce del Basso Veronese, maggio/giugno 2021

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