Il Palio delle contrade: ricordare per raccontare

La parola “Palio” indica un drappo che viene messo come premio in una competizione tra diverse squadre di una città: Dante, per esempio, ne parla nella Divina Commedia (Canto XV dell’Inferno, ai vv. 121-124) quando ci racconta del Palio del drappo verde di Verona. Anche Bovolone aveva, fino a qualche anno fa, un Palio delle Contrade, l’ultimo evento estivo dove alle gare tra le diverse zone della città si univa una splendida rievocazione storica.

Prima del Palio, Settembre era il mese della Mostra del Mobile, evento nato dopo la seconda guerra mondiale per dare spazio e importanza all’artigianato locale. Il Palio sostituì la mostra del mobile dal 1991 a causa della crisi del mobile e per continuare la tradizione di una manifestazione di fine estate dove mostrare la bellezza, la cultura, la tradizione e il passato della nostra città.

I bovolonesi partecipavano sfidandosi nelle diverse prove per vincere il premio finale e dando l’anima per organizzare l’evento. Il tempo del Palio iniziava nelle contrade, dove venivano organizzati diversi tornei sportivi, e terminava con la Domenica durante la quale, oltre alle gare di tiro alla fune, corsa con i sacchi, gara dei chiodi e di tiro con l’arco, alla mattina si svolgeva la corsa dei letti: la gara riprendeva un evento storico accaduto la notte dell’8 Luglio 1509 quando, per non farsi prendere dai 500 contadini mandati dai veneziani a catturarlo e guidati da un certo Cristofolo de la Donola da Bovolone, Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, scappò dal suo alloggio a Isola della Scala in camicia da notte, scalzo e senza armi.

Alla sera nel grande giardino di Villa Scipioni, veniva organizzata la rievocazione storica. La cena in costumi d’epoca era un momento dove ci si ritrovava immersi, grazie anche alla bellezza dei vestiti e alla precisione della scenografia, nel Rinascimento bovolonese: i signori di Verona, con ospiti illustri e cortigiani, cenavano con il Vescovo davanti al palazzo comunale, fino a che questi non veniva simbolicamente incendiato con lo spettacolo finale dei fuochi d’artificio.

            Il Palio non era una sagra finale, un’occasione per resuscitare un nostalgico passato o una semplice festa, ma un evento che veniva organizzato e vissuto in modo sentito e attivo dai cittadini di Bovolone per mostrare ai molti visitatori la nostra bellezza e cultura. Con esso si riscopriva il senso di appartenenza ad una comunità e alla sua Storia, un racconto che riguardava tutti e che ognuno poteva continuare a scrivere.

            Un ricordo, infine, va a Luigino Massagrandi, che vent’anni fa ebbe l’intuizione di far rivivere ad ogni bovolonese la propria Storia coinvolgendo artigiani, famiglie e giovani nell’organizzare il Palio di Bovolone.

                                                                                               Emanuele De Santis

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