La storia della Scuola di Ebanisteria: ricordi di un passato che non c’è più

Gli ultimi macchinari sono stati venduti all’asta dal Comune solo pochi mesi fa, la Scuola di Ebanisteria ha chiuso i battenti ormai da un decennio, nel 2011, il pilastro formativo di generazioni di artigiani falegnami non c’è più. Rimangono solo tanti ricordi annebbiati dal tempo, raccontati da chi quella scuola l’ha frequentata, da chi ha fatto l’insegnante e da chi c’ha lavorato. Foto e libri impolverati, accatastati nella soffitta di Villa Panteo Zampieri, testimoniano una storia ricca di emozioni e di bei tempi passati.

Inaugurata nel 1966, inizialmente, la Scuola di Ebanisteria offriva solamente corsi serali, frequentati spesso da quei ragazzi che di giorno lavorano in “bottega”, era il periodo del boom economico, la richiesta di mobili classici era tanta, l’attività principale non era solamente l’agricoltura e quindi la manodopera si spostava progressivamente dalla campagna ai laboratori.

Con il tempo (nel 1979) la scuola è diventata un corso triennale diurno, con la quale si otteneva un diploma di intagliatore o ebanista. Gli insegnanti, erano grandi maestri del legno, i migliori della zona, venivano insegnati gli stili del mobile, la decorazione, la laccatura, la doratura ed il restauro, si imparavano a riconoscere i tipi di legno, per spiegarla con un detto: “si imparava l’arte e la si metteva da parte”. I mobili realizzati dagli alunni di quel tempo, arredano ora sedi prestigiose: i municipi di Bovolone e Cerea, varie biblioteche provinciali, Palazzo Balbi sede della Regione Veneto, i rifugi Revolto e Bertagnoli.

Dopo il boom economico però poi è arrivata la crisi del mobile classico, un arredo che non veniva più ricercato come un tempo, questo ha portato alla diminuzione della richiesta di queste professionalità e quindi ad un calo progressivo degli iscritti alla scuola. Negli anni 2000 si è provato a rilanciare l’Istituto, promuovendolo con i gemellaggi ed in altre zone del Nord Italia, ma la politica non ha potuto e non è riuscita a fermare la chiusura definitiva, sancita nel 2011. Il sindaco Emilietto Mirandola e il consigliere comunale Adriano Bissoli ricordano quegli anni: “la chiusura della scuola di Ebanisteria è avvenuta non per scelta politica, ma per la carenza di iscritti. Dopo più di un decennio dalla perdita di questa importante realtà formativa, il dispiacere è ancora grande e si nota ora, ancor di più, la carenza di professionalità giovani che possano dare un ricambio generazionale nelle aziende locali e non solo. Una cosa è certa però: il mobile classico, non commerciale è ancora molto ricercato, soprattutto all’estero, trattandosi di mobili di nicchia e di pregio, non tutto quindi è ancora perduto”.

Costantino Meo in giornale “La Rana”, maggio 2021

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