El faméio, il garzone delle famiglie contadine benestanti

Per lungo tempo el faméio, termine dialettale che sta per “famiglio”, è stata una figura caratteristica della società contadina fino agli anni Cinquanta, gli ultimi nella nostra Pianura Veronese si sono visti agli inizi degli anni Settanta provenienti dalle montagne del Bresciano e del Bergamasco.

Erano ragazzini, la cui età oscillava tra i 10 e i 15 anni, che a causa della diffusa povertà dei genitori venivano affidati a famiglie contadine in cambio di vitto, alloggio e qualcosa da riportare a casa al termine della stagione, talvolta anche in natura. Era proprio l’elevato numero di bocche da sfamare a determinare la necessità di “dare in affitto” i propri figli e c’erano pure “mediatori” che mettevano in contatto la famiglia originaria con quella ospitante.

Di solito el faméio veniva ben accolto, tanto da far sì che questi si sentisse veramente integrato nella nuova famiglia, anche se, specie nei primi momenti, le difficoltà di ambientamento da superare non erano poche per il ragazzino: gli venivano commissionati i lavori più ingrati, dormiva in solai o fienili su pagliericci e si doveva adeguare alle abitudini degli ospitanti, senza poter reclamare alcunché, anche in relazione alle pietanze servite a tavola, solitamente dai gusti molto diversi rispetto a quelli della famiglia d’origine.

La giornata lavorativa iniziava prima dell’alba nella stalla e terminava all’imbrunire che d’estate sembrava non arrivare mai. Le pause concesse erano pochissime, solo per i bisogni primari.

L’unica prospettiva di vita per il famiglio maschio divenuto adulto era quella di fare il contadino, fittavolo o mezzadro, sempre pronto a trasferirsi con la famiglia e le poche proprie cose ad ogni San Martin. I più fortunati, magari, avevano la possibilità di trovare lavoro in qualche fabbrica. Per le ragazzine, che avevano lavorato come serve presso qualche famiglia, l’aspirazione era quella di trovare impiego in qualche filanda e sposarsi.

Il 25 marzo il calendario liturgico cristiano festeggia l’Annunciazione alla Vergine Maria (9 mesi esatti dal Natale): è la Madonna dei Garzoni, perché in occasione di questa ricorrenza venivano stipulati i nuovi contratti dei famigli, prima che la stagione agricola riprendesse vigore. Spesso non si trattava di un contratto scritto, ma semplicemente di una stretta di mano rinsaldata da un energico sputo: la parola data si ammantava di legalità e sacralità.

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