I primi Sindaci di Bovolone

Tra qualche tempo saremo chiamati a scegliere il nostro 35esimo sindaco: una responsabilità importante per noi, un compito non certo facile per chi prenderà il posto dell’attuale primo cittadino uscente.

Il primo ad amministrare quel che era un piccolo paese di circa 4000 abitanti fu Lugi Pomini tra il 1867 al 1879: a quel tempo non esistevano i partiti come li conosciamo oggi, gli elettori erano solo uomini adulti con un certo reddito e la gestione del territorio, abitato perlopiù da contadini, non era molto complicata rispetto all’attuale. Col passare degli anni, e con la nascita dei primi gruppi politici come i socialisti e i liberali, le lotte per il potere divennero più accese, come accadde per le dimissioni del sindaco Pio Pomini, avvenute nell’agosto del 1901, a causa dell’avversario politico Fabio Isalberti, che gli succederà solo per un anno alla guida del paese.

Le prime elezioni del ‘900, alle quali votarono 232 persone in un unico seggio, videro la vittoria del conte e notaio di Verona, Guglielmo Liorsi, il quale, tra le varie iniziative, tentò di chiudere, senza riuscirci, la rumorosa sala da ballo “Réclame” di via Dentro (oggi Via Cavour) e finì il mandato dimettendosi per i continui conflitti tra i consiglieri comunali.  

Il sindaco di Bovolone, Cav. Remo Gagliardi, ospita nella sua villa il comandante del IV Corpo d’Armata, generale Gandolfo (1917)

Sindaco importante per Bovolone, soprattutto per il periodo in cui si ritrovò ad amministrare, fu Remo Gagliardi, primo cittadino dal 1914 al 1920. In possesso di un’automobile, il che era un lusso a quel tempo, e chiamato fin da subito a risolvere il problema del pollaio costruito da una maestra nella scuola di Villafontana, con galline e polli che sporcavano le aule dove i bambini studiavano, si ritrovò a fronteggiare gli orrori della Grande Guerra, la povertà che colpì la popolazione e la disperazione degli uomini partiti per il fronte e mai più tornati a casa. Durante il conflitto si impegnò, per ciò che riuscì, a non far partire alcuni giovani del paese per il fronte, ad accogliere diversi soldati e ufficiali di passaggio verso la prima linea e a creare un ospedale da campo nello spazio dietro il palazzo vescovile. Per non far fermare il lavoro nei campi e gli allevamenti, poi, fece in modo che ogni contadino e allevatore avesse gli strumenti e gli animali necessari per lavorare; inoltre, per contrastare il mercato nero e le vendite illegali di alimenti, impose un calmiere dei prezzi per permettere a tutti di avere da mangiare. Vide anche partire i giovani del ’99, così come la fine della Guerra, e iniziò la lenta ricostruzione ampliando la stazione ferroviaria, dando ai contadini terre da coltivare e costruendo nuove aziende per dar lavoro a più persone possibili.

Alla fine del 1920 venne eletto Luigi Bertelè, di soli 27 anni (ad oggi il sindaco più giovane della nostra storia), ma la sua, come spesso quelle successive, fu un’amministrazione breve, non facile e rallentata, se non ostacolata, da personaggi che al bene del paese preferirono il proprio e quello del partito.

Emanuele De Santis

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