Un’estate di felice servizio

Con alcuni miei coetanei mi sono ritrovato a parlare di Bovolone, delle scelte di vita e delle nostre estati da ragazzi: è stato un viaggio nel passato vissuto con nostalgia e tenerezza.

La nostra estate iniziava verso metà Maggio quando, dopo la processione della Madonna del 13, la domanda che più ci frullava nella testa era “Su cosa sarà il GREST?”. Era importante per noi saperlo dato che già immaginavamo cosa avremo dovuto fare, quali sarebbero state le scenografie, i grandi giochi, i costumi, le storie da raccontare e le musiche. Aladin, Dumbo, Peter Pan, Harry Potter e altri personaggi ci hanno aiutato a vivere un’estate che ogni anno diventava la più bella della nostra vita.

Il GREST era un impegno serio per noi: alla mattina ci si ritrovava per preparare le attività del pomeriggio e, dalle 15:00 in poi, eravamo impegnati a stare vicino ai bambini che ci venivano affidati per farli divertire, giocare o semplicemente per regalar loro un tempo di spensieratezza. Due volte a settimana, però, toccava a noi animatori divertirci e giocare alle Follie Notturne: erano quelle le serate in cui tornavamo bambini e, grazie all’impegno degli animatori più grandi, giocavamo per conquistare il “palio delle follie”.

Durante il tempo del GREST c’erano quelli che per una settimana andavano nella casa di Giazza per animare i campi parrocchiali. Non era certo una vacanza, anzi: in montagna le responsabilità crescevano e le giornate dovevano essere tutte organizzate secondo i bisogni dei bambini che partecipavano.

Il GREST finiva con una serata finale, lo spettacolo più bello dell’intero anno, dove ognuno di noi aveva un ruolo, dai tecnici ai costumisti fino ai ballerini, e dove, se la propria squadra si era impegnata abbastanza, si poteva vincere (io facevo parte dei giudici, quindi non ho mai vinto un GREST…).

La nostra estate non finiva lì: c’erano ancora il campo Ado, una settimana a Giazza per noi animatori dove ci fermavamo e riflettevamo sulla nostra vita e sul futuro, e il Viaggio Animatori, un’allegra carovana in vacanza che viaggiava verso Lourdes, la Puglia, la Spagna o le GMG di Colonia e di Madrid.

Agosto diventava il mese del riposo, un tempo di pausa, di mare e montagna, di lunghe partite a calcio sotto il caldo sole alle Caltrane (oggi vedo i bambini giocare sull’erba: che fortunati che sono…) e di studio, di compiti e di preghiere per non tornare in classe a Settembre.

Le nostre estati erano queste: avevamo un luogo dove andare, un servizio da svolgere per la nostra comunità e degli adulti presenti e vicini a noi. Eravamo giovani, coraggiosi, spensierati, forse stupidi e testardi, ma avevamo fame di vita e volevamo essere protagonisti della nostra vita. E ci riuscivamo.

Un grazie a D., A. e B. per la lunga, romantica, nostalgica e spensierata chiacchierata; un grazie, poi, a quegli adulti che hanno avuto il coraggio di scommettere su di noi.

Emanuele De Santis

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