Bovolone Risorge

C’è una statua silenziosa in città, ormai verde per il passare degli anni e l’incuria. Ogni giorno guarda migliaia di persone passarle davanti, anche se nessuna sembra accorgersi di lei, di ciò che rappresenta e dell’importanza che ha; qualcuno vorrebbe anche toglierla, abbatterla, ignorandone la storia e il valore. È il busto di Giuseppe Garibaldi, protagonista anche di una parte del nostro Risorgimento italiano.

Eretta nel 1883, Bovolone fu probabilmente il primo comune nel Veneto a dedicare una statua all’eroe dei due mondi, morto appena un anno prima, dato il legame che il paese aveva con lui soprattutto per le lotte contro l’Impero austro-ungarico. Verso la metà dell’800, il paese, sotto il dominio straniero dal 1815, contava circa 3000 abitanti, faceva parte del Regno Lombardo-Veneto ed era circondato da risaie e qualche allevamento di bachi da seta. Il Consiglio comunale, i cui membri erano nominati dagli austriaci, manteneva l’ordine e provvedeva a migliorare la vita delle persone con l’installazione di un impianto di illuminazione, il rifacimento dei marciapiedi in centro e le fucilazioni pubbliche di chi protestava contro l’Impero. Fu in quel periodo che Garibaldi guidò la Spedizione dei Mille, alla quale partecipò il bovolonese Antonio Bellini, dalla Sicilia e per tutto il sud Italia, fino alla consegna dei territori conquistati al Re Vittorio Emanuele II.

Nel 1861 venne proclamata l’unità nazionale ma il Veneto era ancora da annettere, cosa che avvenne nel 1866 con la Terza Guerra d’Indipendenza. Durante il conflitto l’esercito italiano fu spesso sconfitto sia per terra, come a Custoza, che per mare, come a Lissa; vedendo ciò, Garibaldi intervenne con i suoi volontari e nella sua avanzata passò anche per Bovolone, dove reclutò alcuni giovani e si fermò in una semplice abitazione del centro, come il medaglione che lo raffigura, e la storia tramandata nel tempo, ci ricorda. 

Terminata la guerra il Regno d’Italia propose ai territori del Veneto un referendum popolare sull’annessione al nuovo stato: a Bovolone, il 21 e 22 Ottobre del 1866, votarono 947 persone, con 1 NO e 946 SI; di lì a poco, il 2 gennaio 1867, sarebbe stato eletto anche il primo sindaco di Bovolone, Luigi Pomini, il quale riorganizzò l’amministrazione, le scuole e l’economia del paese e cercò di accorpare al comune sia tutta Villafontana che Mazzagatta (oggi Mazzantica).  

Oltre le opinioni personali, le preferenze o meno, per alcuni personaggi ed eventi storici, rimane il fatto che la Storia, e ciò che la rappresenta, non può essere abbattuta, né rivista, ma studiata e approfondita, anche per non ripeterne le parti più brutte; inoltre, diventa importante preservare le tradizioni, le storie e i racconti e non dimenticare ciò che siamo stati per, proprio come era scritto sul referendum del 1866, “unirci come fratelli…ed essere padroni di noi stessi”.  

Emanuele De Santis

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