Arte e mestieri di una volta: el selar (sellaio)

I finimenti dei cavalli, asini e muli da soma si facevano dal selar nel suo negozio-laboratorio. La bardatura da lavoro degli equini consisteva in: pettorali, basti, sottopancia, collari, briglie, paraocchi, tutti fatti cuoio grosso, duro, nero che l’artigiano lavorava dopo averlo ammorbidito immergendolo a lungo nell’acqua, poi battuto e cucito secondo modelli antichi e rustici per animali di tutte le taglie.

Il collare, che sopportava lo sforzo del tiro pesante, era formato da due cuscini semicurvi in grossa tela bianca, imbottiti di crine e fissati su branche di legno, articolate in basso e unite in alto da una cinghia che si poteva regolare a seconda della grossezza del collo del cavallo. Sui cuscini applicava una guarnizione di cuoio per tenere gli anelli a cui agganciare i tiranti, usando una sorta di punteruolo ricurvo (lésina), simile a quella dei calzolai.

I cavalli delle carrozze signorili e da sella avevano i finimenti ornati di briglie in ottone, campanelli e code di crine intrecciate con nastri.

Nel XVIII° secolo, la classe sociale di appartenenza si manifestava anche nelle ricche bardature e nelle gualdrappe dei destrieri che trainavano splendide carrozze, provenienti dalla città. Di solito si trattenevano a Bovolone solo per brevi periodi dell’anno.

di Floriana Mirandola da La Rana, gennaio 2020

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