Quando il virus si chiamava “Coxsackie”

NEL 1960 UNA MINI EPIDEMIA COLPÌ LA BASSA E IL VICINO MANTOVANO

Del virus attuale, complici i mezzi di comunicazione, sappiamo molte cose: da dove viene, cosa può causare e cosa fare per limitare l’aumento del contagio, in attesa del vaccino. La ricerca scientifica negli ultimi cinquant’anni ha fatto passi da gigante in questo settore, inutile negarlo. Basti pensare alle vaccinazioni su scala mondiale attuate per sconfiggere la poliomielite e il vaiolo, che risalgono rispettivamente al 1963 e al 1967. Ben diversa era la situazione prima, quando appariva una malattia sconosciuta di cui non si sapeva nulla o quasi. Come successe nell’autunno del 1960 in alcuni comuni del Basso Veronese, quando un virus sconosciuto mise in allarme la popolazione locale, tanto da indurre importanti giornali a tiratura nazionale a mandare i propri corrispondenti per realizzare dei servizi.

Uno di questi è stato recentemente scoperto da Andrea Mariotto, instancabile ricercatore di cartoline e documenti sulla storia Nogara. Si tratta di un servizio realizzato sulla rivista “Oggi” da Cesare Marchi, giornalista di Villafranca che in seguito sarebbe diventato un apprezzato scrittore e un personaggio televisivo di rilievo. Il punto di partenza per Marchi e i suoi colleghi giornalisti fu l’ospedale di Nogara, dov’erano ricoverati dei bambini, tutti in tenera età, colpiti da una misteriosa malattia.

Anche in quel caso, come l’attuale, si trattava di un virus che poteva causare, nelle forme più gravi, dolorose crisi di soffocamento e perfino portare alla morte. A questo misterioso virus fu dato il nome di “Coxsackie”, come si chiamava un piccolo villaggio, vicino a New York, dove un ricercatore aveva ottenuto i primi campioni di feci da analizzare.

Ritornando al servizio su “Oggi”, apprendiamo che i bambini deceduti, tutti con meno di tre anni, furono cinque: tre di Bonferraro e due di Nogara. Oltre al pediatra dell’ospedale di Nogara, il professor Cesare Arioli, Marchi intervistò anche ricercatori delle università di Padova e Parma, che si stavano interessando al caso. Ai dubbi dei virologi, si contrapponevano le certezze dei contadini di Nogara e Bonferraro, che davano la colpa, scrive Marchi, “a una polvere arcana che aleggia a settanta centimetri dal suolo, contagiando i bambini i quali, non superando tale altezza, respirano la polvere e muoiono”. Oppure, come sosteneva un’infelice padre di una delle vittime, un sarto di Nogara, si trattava “di polvere radioattiva che c’è nell’aria: un’aria maledetta”. Per cautela, le amministrazioni comunali di Nogara, Cerea, Casaleone e Sorgà fecero chiudere gli asili infantili per la disinfezione.

Per la serie, corsi e ricorsi storici.

Giordano Padovani – La Voce del Basso Veronese, dicembre 2020

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