Arte e mestieri di una volta: EL SCARPAR

I Nobili del paese e la borghesia si facevano confezionare su misura le calzature in città, ma quando erano necessarie delle riparazioni ricorrevano al scarpar che aveva la sua botteguccia sulla via principale e, quando c’era bel tempo, portava il deschetto sulla soglia.

Ma il suo lavoro principale consisteva nel preparare le sgalmare ricavate da un pezzo di legno su cui si era segnata la misura del piede (di solito abbondante). Poi lo si smussava e intagliava per dare la sagoma e si attaccava sopra un pezzo di cuoio tagliata col tricetto, fissato con dei chiodini sui lati, usando un martello forgiato a tenaglia sopra e molto largo sulla battitura. Era la calzatura invernale dei contadini, teneva asciutti i piedi e costava poco. El zòcolo, invece, era in legno d’abete aperto davanti, mentre le zavate, usate in casa e in cortile, avevano la mascherina di stoffa.

Nell’interno della bottega sembrava regnare il più caotico disordine, ma ogni semplice strumento aveva la sua specifica funzione: punteruoli di varia grandezza col manico di legno arrotondato per fare buchi di diverso diametro, catini pieni di acqua per ammorbidire il cuoio, forbici per tagliarlo, rulli manuali per tirarlo e pezzettini di scarto sul pavimento.

Nelle campagne tale lavoro è rimasto immutato fino alla metà del secolo scorso.

adattamento di Floriana Mirandola – La Rana, dicembre 2019

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