Il calore del Natale

Salendo le scale della vecchia casa di mia nonna si poteva incontrare un piccolo altarino con l’immagine di Santa Lucia su una stampa a colori antica. Ogni volta che scendeva le scale, mia nonna si fermava e diceva: “Santa Lucia mia, aiutami con gli occhi”, frase che, per imitarla e perché porto gli occhiali, ripetevo anch’io. Santa Lucia, come questo aneddoto dimostra, è una figura non solo veronese ma italiana e, perché no, europea. Nata in Sicilia e morta martire a 21 anni, divenne per volontà popolare la protettrice degli occhi, per l’origine latina del suo nome (Lucia da Lux, Luce) e ben presto il suo culto si diffuse così tanto da arrivare fino in Svezia, dove i bambini, vestiti con una tunica bianca e con una decorazione di foglie e candele in testa, mangiano insieme a tutta la famiglia alcuni biscotti da loro preparati. In Italia molte sono le processioni nel sud, mentre a Brescia e a Verona essa porta dei piccoli doni ai bambini durante la notte. Questa usanza nasce intorno al 1200, quando i piccoli veronesi vennero colpiti da un’epidemia di “male agli occhi”; i genitori volevano portarli in processione alla chiesa e per convincerli a camminare nel freddo gli promisero che la santa avrebbe portato qualche dolcetto durante la notte.

Il periodo compreso tra la festa di Santa Lucia e il Natale coincide con il Solstizio d’Inverno, giorno in cui la luce del giorno ricomincia a guadagnare minuti sulle ore di buio, quasi a preannunciare la nascita di Gesù, Luce del mondo, evento che viene celebrato nel Presepe, nato dall’idea di San Francesco. Ancora oggi molte sono le famiglie che lo costruiscono: raccolto il muschio per fare l’erba delle pecore, si posiziona la capanna, magari con un po’ di paglia vera, mentre le strade su cui mettere i pastori si possono fare con dei piccoli sassolini e la carta stagnola può diventare un ottimo laghetto; serve, poi, anche della colla per aggiustare, forse, qualche pastore danneggiato. La popolarità del presepe sta proprio nella sua semplicità: con un po’ di fantasia, e fede, si potrà ricreare la Betlemme di 2000 anni fa dove nacque Gesù e poter assistere alla sua venuta tra noi.

Le feste vengono chiuse con l’Epifania, che “tutte le feste si porta via”. Oltre alla calza piena di dolci, è tradizione diffusa ritrovarsi attorno al Briolo, grande catasta di legno che viene accesa, e sul quale si brucia la vecia, per ridare calore al Sole, seguendo le antiche religioni agricole. Della fiamma è importante osservarne la direzione: se è verso ponente l’anno appena iniziato sarà ottimo per i raccolti, se è verso levante no.

Ogni anno le feste del Natale ci ricordano che il freddo e il buio non sono la risposta definitiva, ma che una nuova Speranza, simboleggiata dal quel piccolo bambino, nasce e si rinnova: i fuochi accesi, e le preghiere dei fedeli, ridanno calore alla terra e al Sole e la vita torna a rifiorire nella Natura e nei frutti che questa darà.

Il 2020 sarà certamente un anno importante e noi continueremo a raccontarvi la Storia e a condividere con voi la nostra semplice Cultura: che questa, come i Brioli dell’Epifania, divampi e scaldi le menti e i cuori delle persone. Buon Natale e Buon 2020.

Emanuele De Santis

Centro Studi e Ricerche della Pianura Veronese

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