Mattone dopo Mattone

Il prossimo 9 Novembre ricorreranno i 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, una ricorrenza che non può passare in secondo piano vista la sua importanza. “L’offesa non solo contro la storia, ma contro l’umanità intera”, come il presidente americano Kennedy lo definì nel 1963, venne costruito nell’agosto del 1961 come risposta sovietica alla politica americana nel pieno della Guerra Fredda. Come l’intero mondo, dopo la seconda Guerra Mondiale anche la Germania e Berlino vennero tagliati in due. Quel mattino agli inizi degli anni ’60 i berlinesi videro le autorità sovietiche distendere kilometri di filo spinato e non permettere a nessuno di attraversarlo: intere famiglie vennero divise, così come molte persone non poterono andare a lavorare o recarsi a trovare un amico o nell’altra parte della città. Nella Berlino Est, separata dall’Ovest da 155 km di muro alto 4 metri e con torrette e cecchini pronti a sparare a chiunque tentasse di passarlo, alle già difficili condizioni di vita delle persone si aggiunsero il totalitarismo comunista, in cui lo stato controllava tutto, le ispezioni della STASI e della Volkspolizei e un clima perenne di tensione e precarietà che portarono molti a tentare una fuga verso l’occidente anche a costo della vita. Berlino non fu dimenticata nei suoi 28 anni di divisione: Kennedy prima, Govanni Paolo II poi, con il suo “aprite i confini degli Stati, i sistemi economici e politici” detto durante la sua prima messa da pontefice, e Reagan infine, il quale invitò il presidente russo Gorbačëv ad abbattere il muro, sono solo alcuni esempi di tutti coloro che lavorarono per riportare l’unione e la pace laddove c’era odio e divisione; anche la musica e i giovani, poi, fecero sentire la loro voce, come fatto da Nena e la sua “99 Luftballons” o da Lucio Dalla con “Futura”. Quel 9 Novembre del 1989 a Berlino era un giorno come un altro, anche se negli ultimi tempi c’erano state continue dimostrazioni contro il governo della Germania Est, ma quella sera, all’annuncio del ministro della DDR delle nuove regole di viaggio verso l’Ovest, decine di migliaia di persone si riversarono in strada, raggiunsero i passaggi il muro e lo attraversarono e scavalcarono senza paura, finalmente liberi, increduli ma pronti a non accettare mai più nessun muro di divisione, come a Berlino così nel mondo. Da quel momento la storia della Germania, e non solo, cambiò: l’Est si unì all’Ovest, le riforme arrivarono, il benessere un po’ dopo, la libertà prese il posto della paura e il mondo capì la bellezza dell’essere uniti come persone e come popolo. Oggi, in un nuovo tempo di divisioni costruite tra le nazioni, i popoli e le persone, torna necessario impegnarsi per abbattere mattone dopo mattone quei muri che ci separano dallo star bene uniti. Perché non collaborare per iniziare a farlo insieme?

Emanuele De Santis

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