L’aviosuperficie di Ca’ degli Oppi

Un aeroporto militare a Ca’ degli Oppi, cent’anni fa, alla fine della Grande Guerra?

Sì, è così. Nella primavera estate del 1918 ospitava 180 soldati, 25 ufficiali, alcune infermiere, un ufficiale medico, officina meccanica, deposito di benzina, di bombe ed esplosivi. Era l’aviosuperficie n. 13 (su 43 nel Veneto) di circa 130.000 mq, dislocata sulla sinistra della strada Ca’ degli Oppi-Villafontana. Vi era ospitato l’XI gruppo composto dalla IV, VI e XIII squadriglia, ciascuna composta da due bombardieri “Caproni” (dal nome dell’ing. Giovanni Caproni che li aveva progettati), velivoli con apertura alare di 23 metri, 11 metri di lunghezza, 39 quintali di peso, azionati da tre motori.

La memoria di questa presenza era andata quasi del tutto perduta. Ne aveva scritto Roberto Spagnolo, giornalista di Ca’ degli Oppi, a metà degli anni ’80, per una pubblicazione mai realizzata per la sua prematura scomparsa. Aveva raccolto testimonianze da anziani del paese che riferivano della sorprendente presenza di una base militare aeronautica a Ca’ degli Oppi sul finire della Prima Guerra mondiale. Le ricerche dell’ufficiale dell’Aeronautica Alessio Meuti all’Ufficio storico dell’Aeronautica Militare di Roma hanno portato alla luce la documentazione del campo di Ca’ degli Oppi: planimetria essenziale, relazioni sulla costruzione e gestione, rendicontazione di alcune missioni sul fronte austriaco. Il prof. Angiolino Bellè di Vallese ha collaborato alla ricerca storica, all’identificazione dei luoghi in paese, ha realizzato i modelli del campo e dei bombardieri Caproni. Il regista Mauro Vittorio Quattrina a partire da questo importante materiale ha ideato, scritto e diretto il docufilm “Oppeano 1918. La Storia in volo. Il campo di aviazione di Ca’ degli Oppi durante la Grande Guerra e altre storie”. L’opera è stata presentata in maggio al Teatro Salus di Ca’ degli Oppi, presenti il regista e il sindaco di Oppeano Pier Luigi Giaretta, la cui amministrazione ha prodotto il cortometraggio col contributo della Regione Veneto. Si spera che il lavoro sia presentato anche al Festival del Cinema di Venezia.

Perché un campo di aviazione per bombardieri a Ca’ degli Oppi?

Dopo la disfatta di Caporetto dell’ottobre 1917 il fronte italiano fu arretrato sul Piave. Il comando supremo italiano passato dal generale Cadorna al generale Armando Diaz cercò di riorganizzare le retrovie ipotizzando un ulteriore fronte di resistenza lungo l’Adige o il Mincio. A difesa di tale possibile futuro fronte e per azioni di attacco sul Piave e in Trentino furono costruiti tanti piccoli aeroporti a Verona, Peschiera, Ganfardine di Villafranca, Boscomantico, Belfiore, Sona, Calcinaro di Nogara, Sabbion di Cologna Veneta e appunto Ca’ degli Oppi di Oppeano. Il documentario informa sulle missioni verso il fronte austriaco partite da qui nella primavera del 1918, bombardamenti ad aeroporti e strutture militari austriache del Trentino e lanci di volantini propagandistici sulla controffensiva italiana.

È documentato che uno di questi velivoli Caproni fu utilizzato da Gabriele D’Annunzio in una delle sue azioni su Pola. Alcuni storici sostengono che passò dal campo di Ca’ degli Oppi anche l’asso italiano Francesco Baracca.

Il regista è riuscito anche a documentare l’impatto di questa struttura militare sulla popolazione. Questa, per lo più analfabeta, fu impiegata e pagata per lavori di pulizia del campo, livellamento e rullatura. Gli ufficiali non dormivano nelle baracche, ma nella casa padronale in corte Bragagnani e nel “palazzìn” di proprietà del prete maestro Gianfilippi (oggi in abbandono). Le osterie “da Madocìna” in via Croce e “Alla pace” (ancora attiva) offrivano pasti, i contadini fornivano buoi e cavalli per i lavori all’interno del campo. Per i mesi di funzionamento dell’aviosuperficie la gente del paese ebbe occasioni di lavoro e di contatti con personaggi imprevisti come piloti, ufficiali, tecnici e vide con meraviglia da vicino i giganteschi aerei Caproni alzarsi in volo e atterrare, talvolta accompagnati da caccia che li scortavano.

La vita dell’aviosuperficie si concluse alla fine dell’estate del 1918: le squadriglie furono trasferite a Verona per problemi logistici e per la malaria che aveva colpito soldati e ufficiali. Il campo fu definitivamente abbandonato nell’autunno del 1918, quando si concluse la Grande Guerra. Questo terreno, liberato dalle baracche e dagli hangar, tornò a produrre grano e foraggi.

La conclusione del docufilm è tutta per le persone: “… è dedicato a tutti i soldati di Oppeano e delle sue frazioni che hanno partecipato alla Grande Guerra e a tutta la popolazione civile che ha sopportato il fardello di rinunce e sofferenze che una guerra porta con sè”. Nei titoli di coda sono nominate oltre 100 persone del paese e del comune che hanno raccolto testimonianze, segnalato luoghi e situazioni, contribuito alle riprese, si sono offerte come comparse, hanno prestato una cavalla. Se ne ricordano tre, in rappresentanza di tutte: Giovanni Malachini, maestro e storico di Ca’ degli Oppi, dottor Giovanni Galbero (già sindaco di Oppeano), che ha recuperato la memoria dell’aviosuperficie collegandola al centenario della grande guerra, e Pierluigi Marchiotto, che coi racconti del nonno e del padre ha contribuito a ricostruire il vissuto della gente di Ca’ degli Oppi a contatto con il campo militare n. 13.

 

di Luciano Carazzolo da La Voce del Basso Veronese – giugno 2018

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