Il primo passo

Il 20 Luglio è un giorno importante per tutta l’Umanità: esattamente 50 anni prima, nel 1969, alle 22:18 ora italiana, Neil Armstrong toccò il suolo lunare con la missione NASA Apollo 11; dopo di lui arrivò Buzz Aldrin, mentre Michael Collins rimase in orbita lunare. Da quel momento la Storia cambiò: l’Umanità non fu più limitata alla Terra ma capì di avere i mezzi per arrivare alla Luna, per conquistare altri pianeti e aumentare la propria conoscenza oltre ogni limite immaginabile. Il viaggio di Astolfo, l’idea di Verne e il sogno di Kennedy vennero realizzati.

Il Mondo quella sera si ritrovò a girare intorno alla Luna e in Italia, compreso Bovolone, molte furono le persone che seguirono l’evento o alla radio o con la lunga maratona (28 ore di trasmissione condotte da Tito Stagno con circa 150 ospiti) della RAI. In TV le immagini della diretta si alternavano a quelle della NASA e al momento dell’atterraggio, annunciato da Armstrong, un grande applauso si levò nello studio e, perché no, ovunque il programma venisse seguito sulla Terra. Anche nelle carceri furono installate delle televisioni e si racconta che durante quella sera non furono commessi crimini o furti nelle grandi città.

L’Uomo sulla Luna – opera di Denis Merlo

Da tutto il mondo arrivarono messaggi di gioia e congratulazioni, anche dalla “sconfitta” URSS, e si iniziò ad immaginare un futuro in cui l’Uomo avrebbe abitato sulla Luna e, in seguito, incontrato nuove forme di vita extraterrestri; qualcuno tentò, poi, di guadagnarci dall’evento, cercando di aprire scuole per piloti e veicoli spaziali civili, mentre altri, approfondendo lo studio scientifico e geologico del nostro satellite, tolsero un po’ di poesia e mistero a quel grande sole della notte finalmente raggiunto.

Anche nei bar, come nei negozi di elettrodomestici, le televisioni e le radio erano accese e ciò portò le persone di ritrovarsi insieme, a dialogare e confrontarsi su ciò che vedevano, a condividere un’emozione unica, un’esperienza che mai più avrebbero rivissuto. L’impressione provata da molti fu un senso di Umanità ritrovata: oltre le diversità culturali e fisiche, tutti gli uomini si unirono e, in modo simbolico, entrarono in quel piede che per primo toccò la Luna. Non era importante la propria idea né la propria cultura, la propria provenienza o in cosa si credeva: erano persone immedesimate in quei tre piccoli uomini, unite in una sola Umanità, quella stessa che stava compiendo un grande passo atteso, e immaginato, da sempre.

La Luna, calma è tranquilla, nella sua solitudine veniva raggiunta da un piccolo tocco, una carezza delicata, sensibile, umana al suo eterno viso: quel 20 Luglio in molti guardarono alla sua bellezza e tutti desiderarono essere un astronauta per incontrare colei che dall’origine dei tempi, come ancora oggi, con sguardo amorevole ogni sera ci guarda.

 

Emanuele De Santis

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