Un proverbio al giorno…toglie l’ignoranza di torno

Ognuno di noi li conosce e, forse, durante il giorno se ne ripete qualcuno: parlo dei Proverbi, frasi che contengono insegnamenti immortali e validi per tutti. I “Probati verbum”, cioè le “Frasi vere” come li chiamavano i latini, nascono dalle tradizioni contadine antiche ma non per questo risultano oggi fuori dal nostro tempo. Anche se in luoghi distanti del mondo, e con culture diverse, le esperienze personali portavano gli uomini a ragionare sulla Natura, sulla vita propria e della comunità di appartenenza, e la necessità di trovare delle leggi per regolare la realtà intorno, dalla vita sociale a quella del lavoro fino al fare delle previsioni per il futuro, fece nascere delle brevi frasi che venivano tramandate di generazione in generazione, i proverbi appunto.

Essi sono formati da poche parole, spesso in rima, e si basano su uno schema “bimembre” formato da una frase iniziale alla quale si dà una semplice risposta (es. “L’asino per vantarsi, raglia” per indicare come chi si vanta spesso faccia brutta figura), il tutto secondo un ritmo rapido e allo scopo di colpire l’attenzione di chi ascolta con un insegnamento difficile da dimenticare.

Veri e propri prodotti culturali, nelle piccole comunità riuscivano a far capire anche a chi non aveva studiato, cosa molto diffusa, le leggi e le regole del vivere civile e dei ritmi della natura: dire “Con le ciàcole no se inpasta fritole” invitava ad impegnarsi sul lavoro senza perdere tempo in chiacchiere, mentre “A San Martin ogni mosto l’è vin” indicava come dall’11 di Novembre, festa di San Martino, fosse possibile assaggiare il vino novello. Così facendo tutti potevano diventare saggi, pur vivendo in condizione di analfabetismo, e ogni persona diventava uomo o donna di cultura per gli altri e un esempio educativo per tutta la comunità. “No gh’è sponsàr che straca” era un buon invito a non riposarsi troppo; “Nuvola pecorela, slonga el paso o tol sù l’ombrela” serviva ad avvisare dell’arrivo della pioggia in caso si vedesse in cielo delle nuvole bianche; “La prima galina che canta l’ha fato l’ovo” per indicare che chi per primo incolpava qualcuno, probabilmente era lui il colpevole; infine, “Ci ruma cata ossi” per invogliare le persone a non arrendersi alle prime difficoltà.

Pur venendo nel tempo modificati, i proverbi rimangono ancora attuali, vivi insegnamenti nati nel passato e regalo per noi da chi ci ha preceduto: come scrisse Erasmo da Rotterdam essi sono delle “formule di saggezza magica” che sfruttano il potere della parola per aiutare le persone a mettere a frutto i propri talenti, cogliere le occasioni di ogni giorno e non danneggiare il sé e gli altri.

 

Emanuele De Santis

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