Storia dell’Ospedale “San Biagio” di Bovolone

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Era il 26 maggio del 1300 quando Donna Verde dei Salizzoli, moglie di Alberto I della Scala e madre di Cangrande, con atto notarile donò, con l’approvazione della sorella Ansalice, vedova di Tommaso Fumiano, alcune pezze di terra ed una casa alla comunità di Bovolone, ordinando alla stessa di «facere hospitale in quo peregrini et pauperes ad Dei honorem suscipiantur»: di fare, cioè, «un ospedale in cui vecchi e pellegrini potessero ad onor di Dio trovare ospizio ed asilo». La sua collocazione originaria era nell’attuale zona di Prato Castello, alle Crosare, un tempo antico nucleo di Bovolone. Con lo sviluppo del nuovo centro, al di qua del Menago, sui possedimenti vescovili, anche l’ospedale si trasferì. Nel 1571 Agostino Valerio, vescovo di Verona, istituì la Congregazione di carità, coinvolgendo nella gestione dell’istituto la civica amministrazione. Nel 1634, ci rivela una polizza d’estimo, la comunità di Bovolone spendeva 250 lire l’anno «per il mantenimento dell’hospedal, per alogiar pazienti viandanti, così salario, come legne, letti, etc».
Nel 1676 tra peste, invasioni e guerre, mentre il ricovero-ospedale divenne un centro benefico ed assistenziale, la Congregazione si dotò di un nuovo regolamento, sostituendo il priore con un presidente ed un consiglio di amministrazione. Nella prima metà del Settecento la comunità cittadina, proprietaria dell’immobile, ne cambiò la destinazione d’uso sopprimendo l’istituto. Agli inizi del XIX secolo, quindi, rimasero attive le due congregazioni, quella di Carità e del Sacro monte dei pegni, i cui presidenti si impegnarono nell’assistenza della popolazione. Fu con il trascorrere del secolo che, grazie a numerosi lasciti e legati testamentari, la Congregazione di carità poté realizzare un nuovo ospedale-ricovero. Tra i maggiori benefattori – a cui intorno al 1965 furono dedicate le vie limitrofe al «San Biagio» – sono degni di menzione Baldassarre Marcantoni, Rinaldo Terzi, Innocente Vicentini, don Tracco, don Andrea Giuliani, don Filippo Accordi, Vincenzo Gatti, Domenico Vaccari, Alessandro Dé Gianfilippi, Gaetano Silvestrini, Sante Mantovani. Dopo l’unificazione del Veneto al Regno d’Italia, in base alla nuova legge l’elezione del consiglio d’amministrazione del pio istituto di beneficenza fu affidata al consiglio comunale, lasciando all’arciprete del paese il privilegio di farne parte di diritto.
Il 3 febbraio 1881, festa del patrono San Biagio, alla presenza di tutta la popolazione fu solennemente inaugurato e benedetto da monsignor Coris, delegato del cardinale di Canossa, il nuovo ospedale-ricovero ottenuto grazie alla trasformazione del palazzo ex Vicentini. Un regio decreto firmato da Umberto I di Savoia il 6 ottobre 1896 eresse ad «ente morale» l’ospedale di Bovolone, trasformando in suo favore il lascito del sacerdote Filippo Accordi ed affidandone la gestione alla Congregazione di carità. Nella prima metà del Novecento l’ospedale, grazie all’opera del dottore Angelo Cappa, non solo sviluppò le sue funzioni, ma servì, durante le due guerre mondiali, da cura e rifugio (specialmente durante l’ultimo conflitto) a soldati feriti, profughi e ammalati. Nel 1937 un nuovo provvedimento legislativo, questa volta ad opera del regime fascista, soppresse la Congregazione di carità, sostituendola con l’Ente comunale di assistenza.

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Corte Vicentini, demolita per far posto al nuovo Ospedale di Bovolone

Nel frattempo, nel 1933 l’ospedale si era arricchito di una nuova ala, che divenne la nuova entrata principale ed, in seguito, reparto psichiatrico. A partire dal 1952 la svolta allo sviluppo dell’ospedale è impressa proprio dal presidente dell’Eca Domenico Mirandola e dal nuovo comitato di gestione.

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Il nuovo padiglione dell’Ospedale visto dall’adiacente Campo Sportivo

Nel ’57, infatti, viene inaugurato un nuovo fabbricato che oggi ospita la casa di riposo.

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Il sindaco di Bovolone Giuseppe Masini, il Presidente dell’Ospedale Domenico Mirandola, i medici Remo Scola Gagliardi, Girolamo Corazza, il vicario del Vescovo Mons. Aldo Gobbi, l’anestesista Bramezza e il laboratorista Brighetti (1968)

Nel 1969 la riforma ospedaliera costituì l’ente ospedaliero «San Biagio» che divenne, in questo modo, ospedale generale di zona. Il 31 maggio 1970, alla presenza del presidente del consiglio Mariano Rumor, fu inaugurato l’attuale edificio, per la costruzione del quale fu rasa completamente al suolo la corte ex Vicentini che ospitava il vecchio ospedale. Nel ’72 nacque la scuola per infermieri professionali, mentre nel 1980 la riforma sanitaria conglobò nelle Unità locali socio-sanitarie gli enti ospedalieri, tra cui il «San Biagio». Fu così che anche la struttura del nuovo ospedale entrò automaticamente a far parte del patrimonio dell’Ulss.

 

estratto da un articolo di Fabio Tomelleri su L’Arena 18/06/2003

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