Il “Buon Anno” della famiglia Pasti a Bonavicina

bonavicina villa pasti (loredan emilei)A Bonavicina Pasti l’era el sior dei siori. La sua casa era un castello: non si sapeva dove iniziasse e dove finisse. C’era una piazzetta in mezzo alla casa e in questa piazzetta ogni primo dell’anno tutti i bambini si ritrovavano fin dal mattino presto. Veniva chiamata la piazza dei “miracoli”. Non che succedessero dei miracoli, ma era un miracolo se si andava a casa, dopo la “cerimonia”, senza graffi e senza aver preso pedate. Ora vi racconto come si svolgeva la “cerimonia”.

A Capodanno, (ormai era diventata un’abitudine che si ripeteva da un anno all’altro), il signor Pasti incaricava un paio di suoi servi di gettare nella piazza davanti alla sua dimora, tante monetine da zinque schei (cinque centesimi) per il “Buon Anno”.

Non ricordo bene quanti fossimo, ma eravamo in tanti! Venivano da tutte le contrade: il Borgo, la Pioppazza, anche da altri paesi. Un esercito di bambini, mezzi addormentati, con gli occhi sempre per aria, tremando, perché cappotti non ce n’erano.

Quando vedevamo aprirsi la finestra, c’era un corri corri spaventoso! Piovevano monetine come grani di tempesta e tutti a raccoglierle! Testate, spintoni, graffi. Qualcuno cadeva e ci si camminava sopra senza badarci! Per fortuna eravamo tutti piuttosto magri e pesavamo poco, altrimenti sarebbe successo il finimondo! Si urlava, si faceva chiasso, si sbraitava: “Ancora, ancora!” Ma ad un certo punto la finestra veniva chiusa, come quella della Fata dai capelli turchini del libro “Pinocchio” e Pinocchio la chiama disperato perché ci sono il Gatto e la Volpe che gli corrono dietro!

A guerra finita, ci trovavamo in tasca qualche monetina sporca di terra! Ma pestoni e graffi ne avevamo presi un po’ tutti. E succedeva anche che qualcuno non riuscisse a raccogliere un bel niente e quindi tornava a casa piangendo, asciugandosi le lacrime con la manica del giacchino! Questo fatto ce l’ho davanti agli occhi, anche se sono passati molti anni! Qualche volta guardo la televisione e mi sembra di vedere me stessa da bambina, quando vedo le persone del “terzo mondo” che guardano gli aeroplani che in volo lanciano a terra nella sabbia sacchi di riso, zucchero, farina ed esse corrono tutte insieme raccogliendo quello che possono.

Tutto si ripete a questo mondo! Chi dalla sabbia, chi dai cassonetti, si cerca ancora qualcosa per sfamarsi!

memoria di Anna Zorzella tradotta dal dialetto locale in italiano

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