Modena e Zago, due scultori che hanno dato lustro a Bovolone

foto-evento-zagomodena-1024x535Bovolone riscopre due suoi illustri concittadini, Francesco Modena ed Egisto Zago, entrambi scultori di fama nella prima metà del ‘900. In molte piazze e cimiteri, non solo del Veronese, si possono ammirare infatti le loro opere. Ad offrire l’occasione di rivalutare i due artisti è stata la mostra per i 100 anni della fine della  Prima Guerra mondiale organizzata nell’oratorio San Biagio dal Centro Studi della Pianura Veronese, una rassegna accompagnata da alcune conferenze, una delle quali dedicata proprio a Zago e Modena ed alla scultura a Bovolone nell’epoca della Grande Guerra. Relatrici Camilla Bertoni e Gabriella Bologna, coautrici, insieme ad altri, di un volume sulla monumentalistica nel Veronese dedicata ai Caduti. La ricerca ha fatto uscire dal dimenticatoio la vicenda controversa del monumento ai caduti eretto nel 1922 in piazza Vittorio Emanuele II. L’amministrazione dell’epoca deliberò l’assegnazione diretta, senza bando, affidando l’incarico a Modena. Un fatto contestato e mai del tutto chiarito. Suscitò ancora più clamore la scelta dell’autore di discostarsi dalla rappresentazione convenzionale della vittoria rappresentata da un fante che erge la statuetta della vittoria alata. Modena evocò simbolicamente la vittoria ricorrendo alla mitologia classica e trasfigurò così il fante in Perseo che stringeva in mano la testa della Medusa, ovvero la nemica Austria-Ungheria sconfitta. EGISTO ZAGO. Egisto Zago non ebbe quindi modo di realizzare il monumento ai caduti nel suo paese natale, ma si è riscattato ottenendo incarichi in molti altri Comuni veronesi grazie anche al sodalizio con un altro importante scultore, Egisto Prati. Zago, nato a Bovolone il 14 luglio del 1884, era figlio d’arte: il padre Tullio aveva una bottega di marmista, lo zio Armando, scultore, nel 1912, andò a cercare fortuna in Brasile. Una delle sue prime opere, a soli 16 anni, fu una targa, in bassorilievo in marmo, che il Comune di Bovolone fece erigere nel 1901 alla memoria di Umberto I. Nel 1911 si trasferì a Montagnana, in provincia di Padova, con la moglie Luigina Marchiori. Sono molti i paesi dove si possono ammirare i suoi monumenti, tra i più riusciti il soldato di Isola della Scala, inaugurato nel 1923, e il Monumento ai Caduti di Monteforte d’Alpone, realizzato nel settembre del 1924. L’opera più significativa della sua tarda produzione è del 1957: il monumento dedicato alla memoria dei civili massacrati nel bombardamento di Porto San Pancrazio nel 1944. FRANCESCO MODENA. Nato a Bovolone nel 1882, Modena, a lungo ignorato dalla critica, si caratterizzò per una produzione variegata. Si formò all’Accademia di Belle Arti Cignaroli e aprì uno studio a Verona, a Palazzo Ottolini. Le prime opere di rilievo furono alcune tombe al cimitero Monumentale scaligero, mentre nel 1907 espose alla Biennale di Venezia. Tra la fine degli anni Venti e i primi anni Trenta, Modena realizzò il Mercurio in bronzo del Monumento a Giuseppe Lacchin per il cimitero di Sacile (Pordenone) e il Monumento Spada al cimitero cattolico del Lido di Venezia. Agli stessi anni appartengono probabilmente il monumento funebre per la famiglia Carcano nel cimitero di Somana, sul lago di Como, e il busto dell’industriale Antonio Carcano del 1930. L’artista morì nel 1960. •

04/01/2019 L’Arena – Roberto Massagrande

http://www.larena.it/territori/bassa/bovolone/modena-e-zago-due-scultori-che-hanno-dato-lustro-al-paese-1.7023954

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