Non per cent’anni, ma riconoscenti per sempre

non per cent'anniOggi i fanti non ci sono più. L’ultimo se n’è andato a 110 anni nel 2005. La memoria diretta della Grande Guerra si è spenta per sempre. Ora è affidata a noi. Sta a noi figli, nipoti, pronipoti recuperare le loro storie, e raccontarle ai nostri ragazzi. Che si confrontano con altre difficoltà, e appaiono a volte facili alla depressione, per motivi comprensibili; ma dovrebbero sapere che, cento anni fa, i loro coetanei di allora, i loro antenati, si armavano per massacrarsi a vicenda nella guerra più spaventosa che l’umanità abbia mai conosciuto. Questo non renderà meno amare le loro angosce, ma forse servirà a collocarle in un contesto, ad apprezzare un poco di più la nostra epoca di pace, a ritrovare una parte di quell’energia, di quella capacità di sacrificio, di quella forza morale che non possono essere andate perdute con il passare delle generazioni.

La Grande Guerra 1914-1918 è l’unica guerra dell’umanità senza un eroe, uno stratega, un generale o uno statista vittorioso oppure uno sconfitto. Non c’è un Annibale, un Cesare, un Alessandro Magno. I protagonisti, o meglio gli eroi della Grande Guerra sono i nostri nonni. È la grande massa dei corpi sacrificati alle atrocità della guerra industriale. Sono i feriti, i mutilati, gli esseri rimasti senza volto, le facce deformate dalle schegge e dalle esplosioni.

I sopravvissuti hanno avuto qualcuno a cui tramandare la loro vicenda. I morti spesso erano ragazzi che non hanno avuto figli e nipoti cui affidare il loro ricordo. Il recupero della memoria della Grande Guerra, cento anni dopo, è un dovere nei confronti dei salvati e più ancora dei sommersi.

Forse può essere utile a tutti noi italiani, ora che abbiamo sempre meno fiducia in noi stessi e nel nostro futuro, ricordare che un secolo fa l’Italia fu sottoposta alla prima grande prova della sua giovane storia. Poteva essere spazzata via; invece resistette! Ciò può essere utile a ritrovare la consapevolezza di noi stessi e la speranza in un avvenire che non è segnato né nel bene né nel male, ma dipende soprattutto da noi!

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