Riflessioni sulle novità culturali della Grande Guerra ed il ruolo dell’aviazione

Non è stato l’ultimo intervento sul tema, ma certo molto significativo perché si è tenuto a Bovolone, luogo dal quale trae le radici la nostra associazione, il Circolo del 72.

Venerdì 26 ottobre 2018 in occasione dell’inaugurazione della Mostra organizzata dal Centro Studi e Ricerche della Pianura Veronese e dedicata al centenario della fine della Grande Guerra, nella bella cornice della Chiesa di San Biagio, si è svolta una conferenza sul ruolo dell’aeronautica nel primo grande conflitto moderno. In oltre quattro anni ne abbiamo tenute 31 ed altre due sono in programma nel mese di novembre.

Foto da Michele

La novità della conquista della terza dimensione, la lunga durata e l’asprezza al limite dell’indicibile di un conflitto che ha coinvolto tutte le famiglie italiane, sono i motivi che stanno alla base del perdurare del ricordo. E su questo tema è iniziata la conferenza per arrivare subito dopo alla descrizione dello scenario aviatorio, in particolare modo della parte iniziale del conflitto, per poi illustrare il contributo che il veronese ha fornito alla guerra aerea, come i numerosissimi campi di aviazione, non ultimo quello di Ca degli Oppi, e le figure di due aviatori bovolonesi, Vedovelli e Giampaoli, di cui abbiamo ritrovato le vicende.

Il tentativo, sempre tenuto bene in mente durante quattro anni di discussioni, è stato quello di tenere lontano il mito, la retorica e i riflettori da cinema che non hanno permesso di inquadrare in una prospettiva corretta il fenomeno storico. Come ha affermato il generale Basilio Di Martino, esponente del nuovo corso di ricerche storiche avviato un quarto di secolo fa, se non ci si lascia abbagliare dal mito dei cavalieri del cielo e dal fatto che non erano ancora trascorsi quindici anni dal primo volo di un velivolo a motore, non è difficile individuare che le modalità di impiego dell’arma aerea erano già, e compiutamente, definite nel 1918, secondo dei criteri non molto dissimili da quelli odierni.

 

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Dunque abbiamo cercato di accendere i riflettori su quanto la recente indagine storica ha permesso di riportare nella corretta prospettiva, cioè che l’aviazione è stata innanzitutto impiegata allo scopo di fornire informazioni, come l’osservazione del tiro d’artiglieria, la ricognizione soprattutto tattica, poi il bombardamento e l’appoggio al suolo e infine la caccia per la conquista della superiorità aerea.Allora se mettiamo da parte il racconto della pure affascinante saga degli assi della caccia o di imprese ormai leggendarie come il raid dannunziano su Vienna, la vicenda dell’aviazione italiana diventa una storia di uomini e di macchine in cui tecnologia e dottrina si rincorrono per creare alla fine una forza aerea ben bilanciata nelle sue componenti e in grado di svolgere al meglio i suoi compiti nello scenario del 1918.

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Il Circolo del 72, nell’affrontare il tema del centenario nell’anno 2014 decise di muoversi principalmente lungo due direttrici: la ricostruzione della geografia logistica ricercando documenti e notizie sui campi di aviazione realizzati e sulla geografia umana ridando identità al personale navigante (piloti, osservatori, mitraglieri, motoristi) a cominciare dai veneti, trentini e friulani, un modo per restituire alle comunità di appartenenza  ulteriori maglie per la propria rete identificativa, nonché spunti sociologici e antropologici di grande attualità e interesse.

Ten. Col. Alessio Meuti del Circolo del 72

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