Prime proteste dei braccianti a Roverchiara

contadini_durante_mietitura_rit_600

Le tensioni sociali erano giunte, intorno agli anni ottanta del XIX secolo, a un livello pericoloso per lo status quo prezioso alle classi sociali più agiate, le quali ormai si rendevano conto che bastava sorgesse una forza in grado di incanalare, in un movimento organizzato, il malcontento delle classi subalterne, perché la situazione precipitasse e i loro privilegi venissero messi in discussione.

Il Farinata Degli Uberti, nel suo studio sulla emigrazione nel Veronese, riferendosi espressamente alle drammatiche condizioni in cui versavano soprattutto i contadini della bassa pianura, dopo aver rilevato come per il momento (1877) l’unica forma di protesta che si permettevano consisteva nell’emigrazione di massa, ammoniva, quasi spinto da un miscuglio di tardo rimorso e interessato timore: “Ma guai! se uno Spartaco qualsiasi, di quelli da dozzina o di buona fede, arriva a porsi tra loro! La rivolta ne sarebbe conseguenza inevitabile e con essa le mille violenze per far scontare alla società le lunghe sofferenze passate a traverso le generazioni”.

Anche se, in quegli anni, nessuna forza politica o sociale si faceva seriamente interprete delle rivendicazioni delle classi più povere, non per questo esse rimanevano inerti e rassegnate nei confronti della politica di rivalsa attuata a loro spese dai datori di lavoro, soprattutto in coincidenza con la crisi agraria che spingeva i conduttori dei fondi a scaricare sulle spalle dei braccianti la riduzione del reddito agrario secondo una logica economica e sociale oramai collaudata. Tale tentativo trovò nel bracciantato del Basso Veronese tipi e modi di resistenza che sembravano inconcepibili nei periodi precedenti e che sfociarono nel rifiuto di praticare la mungitura e la mietitura già negli anni sessanta, nei disordini del 1877 nella vicina Melara, e negli scioperi del 1883 provocati dal mancato accordo sulla mietitura.

FSNgilardi

Fotografia di Ando Gilardi, anni 1950 – 1959.

Queste prime forme di protesta, caratterizzate da un evidente spontaneismo più che da un’azione sindacale organizzata, avevano trovato nei moti contro la famigerata tassa sul macinato, particolarmente vivaci ed estesi nel Veronese, un fondamentale precedente storico e con questi costituirono la base per una lenta formazione di una coscienza di classe da parte delle categorie rurali più povere, sulla quale si innestò dapprima l’azione del movimento socialista, più tardi affiancata da quella del movimento cattolico.

È difficile poter documentare con precisione la presa che le prime agitazioni politiche e sindacali organizzate hanno avuto tra i braccianti di Roverchiara, ma certamente lasciarono una traccia reale considerando che il comune risulta tra i sedici della provincia in cui si sono registrati degli scioperi nel periodo compreso tra il 1881 e il 1900. D’altronde la situazione sociale non doveva essere molto tranquilla se già nel 1879 i “gravi e insostenibili” sacrifici ai quali, secondo il sindaco, erano sottoposte le classi povere, inducevano lo stesso a segnalare al prefetto che “potrebbero essere cagione di serie perturbazioni e disordini”.

da Claudio Valente, Una comunità rurale del Basso Veronese dalla fine dell’Ottocento alla Seconda Guerra Mondiale: Roverchiara, Tesi di Laurea, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Padova, a.a. 1981/82

padrone e braccianti

I braccianti, scena dal film “Novecento Atto I” di Bernardo Bertolucci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...