Antiche usanze della notte di San Giovanni

 

 

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Il Battistero ottagonale e la Pieve di San Giovanni in Campagna a Bovolone

Molto probabilmente dove ora sorge l’antica Pieve di S. Giovanni in Campagna (San Zuane), precedentemente esisteva un santuario pagano. Ad affermarlo è Luigi Pellini, storico e profondo conoscitore delle religioni dell’Italia pre-romana. Le indagini con la termoluminescenza hanno infatti rivelato che alcuni materiali da costruzione risalgono al V° – VI° sec., alcuni addirittura al II°. Ciò fa supporre che la nascita della Pieve di San Giovanni sia avvenuta a ridosso del periodo di transizione fra paganesimo e cristianesimo, utilizzando manufatti presi a prestito da un’età pre-cristiana.

 

La campagna veronese fu convertita dal vescovo Zeno nel IV° secolo. In un suo viaggio leggendario lungo il fiume Menago, egli trasformò i sacelli pagani esistenti in cappelle cristiane (Pieve di S. Zeno a Cerea e S. Giovanni nelle campagne di Bovolone). Il vescovo si lamentava, infatti, che i ricchi cristiani mantenessero pervicacemente nelle campagne are votive. Un altro dato molto importante di cui tener conto è la presenza a S. Zoane di un fontanon (una risorgiva d’acqua), presenza eccezionale per il luogo, visto che la linea delle risorgive si colloca decisamente molto più a nord. Anche la dedicazione a S. Giovanni Battista non è casuale: nel nord-Africa, patria natia del “vescovo moro” Zeno, S. Giovanni era veneratissimo.

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Affresco del Battistero raffigurante il Battesimo di Gesù

Se la divinità pagana preesistente era collegata all’acqua, S. Giovanni era la figura di mediazione ideale, sia perché legato all’acqua (il “Battista”), sia al corso astronomico del Sole (“S. Zuan che pianze”, il 24 giugno era tradizionalmente considerato il solstizio d’estate, la notte più breve dell’anno).

 

Da sempre, questa notte viene celebrata con riti ed usanze popolari di origine pagana, successivamente cristianizzati. Esempio ne è la sguazza (rugiada) della notte di S. Giovanni, che acquista miracolose facoltà rigenerative. Nella tradizione cristiana la rugiada rappresenta le lacrime di Salomé, principessa giudaica, figlia di Erodiade, protagonista della vicenda del martirio del santo, che pentita gli coprì la testa di baci e lacrime, ma dalla bocca del Battista uscì un vento fortissimo che la spinse in aria dove restò a vagare per l’eternità. Anche le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, specialmente l’iperico, chiamato anche “erba di S. Giovanni”, usato per cicatrizzare le ferite. Un mazzetto di erbe, generalmente 9, sono in grado di scacciare le malattie. Iperico, artemisia, verbena e ribes rosso con altre erbe e fiori sono utilizzate per preparare l’Acqua di S. Giovanni; si pongono in un catino colmo d’acqua e si lasciano per tutta la notte fuori casa. La mattina successiva le donne si lavano con quest’acqua per preservare la loro bellezza.

Da ultimo un proverbio: chi non prende aglio a S. Giovanni, è povero tutto l’anno. Dunque il 24 giugno comprate aglio e avrete un anno prospero!

 

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