1978 – Quell’anno di quarant’anni fa…

di Alberto Costantini

Il 1978 sembra un anno assolutamente banale, soprattutto se paragonato al suo fratello maggiore, il celeberrimo ’68, di cui celebreremo il cinquantenario, o di altri “8” passati alla storia, tipo il “Quarantotto” (1848) o il 1948. Eppure, osservato con la lente della distanza, fu un anno chiave, che mise fine ad un periodo e ne aprì un altro. È stato osservato da qualcuno che, mentre nel resto del mondo il 1968 durò appunto un anno, in Italia i moti e gli sconvolgimenti iniziati allora si arenarono solo dieci anni dopo. Ma se il ’68 era stato l’anno dei figli dei fiori e del “vietato vietare” scritto sui muri della Sorbona, il 1978 già a gennaio si apriva coi morti di Acca Larentia, e il 16 marzo, in via Fani, veniva rapito e poi ucciso Aldo Moro (e, ricordiamolo, la sua scorta) ad opera delle Brigate Rosse; ogni giorno poi la radio dava notizie di manifestazioni, attentati, scioperi, bombe e rivoltellate. Qui nasce, quasi spontanea, la domanda: quei disordini, quei morti, quell’odio diffuso a larghe mani, fu la logica conseguenza del Sessantotto di dieci anni prima, o ne fu la tragica quanto imprevedibile evoluzione? Una domanda a cui gli studiosi hanno fornito risposte diverse, e su cui manca ancora un’interpretazione definitiva. Certo che, da questo punto di vista, direi che oggi ce la passiamo decisamente meglio, anche se ai morti “politici” si sono sostituiti i morti nelle guerre fra bande di delinquenti, ma almeno non si ha più paura a mandare i figli a scuola. Se mai, c’è la paura di lasciarli andare in discoteca. A questo proposito, nel 1977 era uscito il film-cult “La febbre del sabato sera” che aveva ufficialmente consacrato quello stile di vita; del 1978 era invece “Grease” il musical con John Travolta e Olivia Newton-John, anch’esso destinato a fare tendenza.grease

Erano gli anni della Disco Music, dei Bee Gees di Saturday night fever e Stayin’ Alive: un fenomeno figlio della grande rivoluzione del pop, anche se si ascoltavano ancora le canzoni dei Dik Dik e dei Nomadi, Dio è morto di Guccini, e magari si sognava la California viaggiando col sottofondo del Sound of silence… Dieci anni dopo i favolosi anni ‘60, la carica ribelle delle chitarre elettriche e delle poesie in musica dei cantautori pareva già incanalata nel mondo dei discografici, così come i jeans proletari si erano trasformati in capi di lusso, il guerrigliero Che Guevara aveva ceduto la sua barba di rivoluzionario alle T-shirt, i capelloni erano passati dal parrucchiere per la messa in piega, e la droga, che doveva risvegliare le menti, era ormai l’affare del secolo di mafiosi e guerriglieri. 3 papiTornando al ’78, fu un anno di elezioni: l’anno dei tre papi, in primo luogo, Albino Luciani che succedette a Paolo VI, e morì dopo aver regnato appena 33 giorni, seguito da Karol Wojtyla, primo papa non italiano dopo secoli, ma anche l’elezione di Sandro Pertini, un vecchio partigiano che, con tutti i suoi difetti, giocò un ruolo fondamentale nel dare una scossa positiva al Paese impaludato nella crisi del terrorismo. Il 1978 regalò al mondo della politica l’ennesima italica bizzarria: i governi della “non-sfiducia” (!) e poi l’ingresso nella maggioranza del Partito Comunista, con la creazione di un Governo sostenuto da 580 deputati e 298 senatori e solo qualche minuscola scheggia a svolgere il ruolo di opposizione: il sogno di ogni presidente del Consiglio, verrebbe da dire. Sembrava la pietra tombale su ogni ipotesi di vera alternanza, eppure qualcosa stava nascendo, anche se solo uno scrittore di fantascienza completamente pazzo avrebbe potuto prevedere cosa. In molti altri paesi invece di elezioni non si parlava, o erano delle burlette, come nelle dittature sudamericane, ma anche nell’intero universo comunista, allora in piena espansione, mentre l’America si leccava le ferite del Vietnam, la guerra che dieci anni prima aveva portato i giovani a protestare nelle piazze. Il Comunismo, invece, nonostante le baruffe fra russi e cinesi, godeva di buona salute e pareva destinato a trionfare politicamente, ideologicamente e militarmente. E invece, due anni dopo il ‘78, sarebbe arrivato Reagan, e di lì a una decina di anni il crollo del Muro di Berlino. E tanto per cambiare, fior di intellettuali e politologi non avevano capito niente e non avevano previsto niente. Restando negli USA, il 2 aprile del 1978 la CBS mandava in onda il primo episodio di Dallas, dando l’avvio ad un nuovo fenomeno di massa. Ovviamente, in Italia c’era la TV di Stato coi tre canali rigorosamente suddivisi fra i partiti, Canzonissima, che in realtà quell’anno si chiamava “Io e la Befana”, il Festival di Sanremo, la Tribuna Politica; ma nel 1978, zitto zitto, l’imprenditore milanese Silvio Berlusconi acquisiva un’emittente televisiva locale, Telemilano. Sembrava un ghiribizzo da milionari, privo di qualunque rilevanza, e invece era l’inizio di una vera rivoluzione, nelle telecomunicazioni, nella politica e anche nel calcio. Già, dimenticavo il calcio. Il 1978 fu l’anno in cui il Lanerossi Vicenza di Paolo Rossi arrivò secondo dopo la Juve; dieci anni prima, lo scudetto l’aveva vinto il Milan di Prati, Trapattoni e Rivera, l’anno dopo la Fiorentina, poi Cagliari, Inter, Juve. Già, a quei tempi le cose andavano così: un anno ciascuno. Se nel ’68 la Nazionale aveva trionfato agli Europei di calcio, battendo in finale la Jugoslavia 2-0, con gol di Riva e Anastasi, il ‘78 fu invece l’anno dei mondiali argentini, vinti dalla squadra di casa sulla favolosa Olanda; l’Italia però s’era comportata bene, e i semi per il “mundial” madrileno erano stati gettati. Anche in questo caso, stendiamo un velo pietoso sull’attualità. Gli anni dal ’68 al ’78 furono di grande instabilità economica e finanziaria, e se oggi preoccupa la stagnazione dei prezzi, allora a inquietare era l’inflazione: 20,50% nel 1976, scesa a 14,06% nel 1977 e all’11,60% nel 1978, ma destinata a risalire, l’anno successivo, al 18,82%. Lo stipendio operaio di 40 anni fa era di circa lire 120.000, il giornale costava 70 lire, come la tazzina di Caffè; un chilo di pane si pagava 230 lire, uno di carne di manzo 2.100. Infine, a preoccupare c’era il debito pubblico, con un rapporto debito/PIL al 59%. Oggi ci metteremmo la firma sotto. Il 1978… con le Leggi Speciali contro il terrorismo, i processi alle BR e l’imminente fine delle grandi manifestazioni operaie e studentesche, si chiudeva un’epoca, apertasi col Maggio francese e le marce per i diritti civili in America. Il ’68 delle speranze giovanili aveva combattuto le ipocrisie e le convenzioni, per realizzare un mondo più spontaneo e naturale, rapporti meno formali tra i sessi e le generazioni, aveva messo in discussione valori, comportamenti, stili di vita e concezioni, contestandoli alla radice e contribuendo ad estirparli. Al loro posto, avrebbero dovuto fiorire nuovi ideali di solidarietà, compassione, uguaglianza, non violenza, collaborazione fraterna, e soprattutto tanto, tanto amore. Purtroppo, non andò così: di lì a poco avrebbero trionfato il relativismo assoluto, il consumismo sfrenato, il carrierismo di una generazione egocentrica e viziata, e il 1978 avrebbe ceduto il passo ai favolosi anni ’80, degli yuppy, dell’edonismo, del mercato. Triste fine del ’68 o salutare rinsavimento, lo giudichi il lettore. Certo che quell’anno di quarant’anni fa rappresentò lo spartiacque fra due mondi.

da “il Basso Adige” – gennaio 2018

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