TEMPO DI FIERA, TEMPO DI RICORDI

Come sono lontani i tempi in cui eravamo tutti, o quasi, contadini o figli di contadini! La Fiera Agricola di San Biagio era un avvenimento imperdibile, anche in caso di gelo marcato o di neve. Di nebbia e brina, poi, non ne parliamo: quelle erano immancabili. E proprio com’è cambiato il clima in questi ultimi anni, così è cambiata anche la nostra comunità: da figli di contadini siamo passati velocemente a figli di artigiani del legno, sino ad arrivare ai giorni nostri dove l’arte del proprio lavoro non la si apprende più dai padri, né la si trasmette ai figli. Insomma, per analogia a quanto accadeva in passato, potremmo ardire il paradosso di affermare che non siamo più figli di nessuno, né padri di qualcuno!

Se vogliamo continuare ad avere la nostra specifica identità culturale di comunità, dobbiamo sforzarci di mantenere ben salde le nostre radici. Ecco, allora, che un’occasione come quella offertaci dall’annuale Fiera di San Biagio diventa un prezioso stimolo a guardare al nostro recente passato, per affidare nuovamente alla vista e alla memoria alcuni vecchi oggetti che hanno caratterizzato la vita del mondo contadino, della quale rischiamo di perdere traccia.

le arzare de casaIniziamo da un locale della casa contadina dove erano posti gli oggetti di uso quotidiano, quello delle “arzàre”. Oggi lo chiameremmo ripostiglio. Lì si tenevano i piccoli attrezzi per i campi e per l’aia: la mesóra (falce messoria per la mietitura dei cereali), la mesorìna (il falcetto), la caponara (stia) per le galline (di notte si facevano rientrare perché non sparissero), la brentèla (mastella di legno usata per il bucato e anche per fare il bagno), l’asse da lavàr, el cavaleto per i panni bagnati, zocoli, sgalmare e … el baldachìn dei saladi.

Il baldachìn era appeso a quattro grossi chiodi ricurvi di ferro battuto inchiodati alle travi del soffitto; dai chiodi scendeva un filo di ferro che sosteneva due stanghe (pali), su queste, di traverso, appoggiavano i stangheti (paletti più piccoli), dai quali pendevano i salami, le soppresse, le stortine, le morete (sanguinaccio) e i codeghini (cotechini), sapientemente legati con lo spago. Alcuni preparavano el baldachìn nella camera dei veci, perché fossero maggiormente sotto controllo. In primavera, quando i salami si erano asciugati, i se impitaràa soto onto de porco (si mettevano in pignatte di terracotta sotto strutto) per conservarli più a lungo. preparazione del baldacchinoCome ha scritto Dino Coltro nel suo libro “La nostra polenta quotidiana”, l’orgoglio della padrona della casa contadina era quello di consumare l’ultimo salame dell’anno precedente con la pasta fresca del maiale appena ucciso.

Chi aveva la stalla con le vacche, in un angolo ripulito a fondo, arredato con un tavolino e un secchiaio, vendeva il latte ai piazaròti (gli abitanti del centro del paese), usando misurini di alluminio da un quarto o mezzo litro, riempiendo bottiglie di vetro.

Quello che abbiamo riportato qui sopra, sono azioni, oggetti, ambienti che sicuramente i più anziani hanno conosciuto ed utilizzato, sono storie vere. Questa è stata per secoli la nostra vita fino a qualche decennio fa, con le stesse tribolazioni in casa e sul lavoro. Quanto sudore, quanta fatica, quanto sacrificio per preparare alle future generazioni una vita migliore! Ed ora che questo futuro, se non migliore, senz’altro più agiato siamo riusciti ad offrire ai nostri giovani, vorremmo che almeno fosse ricordato, non tanto perché ci dicano grazie, quanto perché sappiano che è stato il frutto di intensa abnegazione, di privazioni e rinunce, da parte di un’intera comunità locale.

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