Autonomia del Veneto: una sentenza che pesa da 250 anni

leone_di_san_marco_by_jhonjjaguar-d5pp0w3Da 250 anni, ossia da quando la diplomazia europea cominciò a considerare le terre venete come una sorta di “eredità giacente”, a disposizione delle grandi potenze confinanti, vige un pregiudizio piuttosto tenace, ossia che i Veneti non sanno governarsi. Che poi questa idea non fosse per nulla condivisa dai sudditi veneti, che sommando vantaggi e svantaggi preferivano di gran lunga vivere sotto il Leone di San Marco piuttosto che sotto la mezzaluna del Sultano o sotto l’Aquila Bicipite, è un altro discorso, ma si sa, la grande politica e le simpatie della gente non sempre si incontrano.

E in effetti, uno dei pretesti di Napoleone e della Francia per distruggere la Serenissima fu proprio questo, ossia che i veneti avevano bisogno di essere condotti per mano sulla via della democrazia rivoluzionaria e del razionalismo cartesiano, anche a costo di fucilarli alla schiena. L’Austria, poi, trovò comodissimo questo pregiudizio per giustificare l’annessione del Veneto nel ’97 e nel ’14. Quanto all’Italia unita, il fatto stesso che in 150 anni solo due veneti siano stati presidenti del Consiglio la dice lunga.

Sui risultati di questa rinuncia coatta all’autogoverno, il giudizio è ancora aperto. Napoleone ci regalò un buon sistema stradale e un’amministrazione efficiente, ma a prezzo di un saccheggio sistematico e di un impoverimento quale non si vedeva dai tempi dell’invasione longobarda. L’Austria fu più rispettosa delle forme, e restituì un minimo di autonomia almeno a livello comunale, ma sempre con il sottinteso che per la decisione finale bisognava aspettare il sì o il no di Vienna. Con l’Italia il Veneto ha condiviso i progressi civili ed economici del Paese, soprattutto nella seconda metà del ‘900, ma anche qui al costo di una povertà e di una stagnazione post-unitaria durata decenni, responsabile in ultima analisi della spaventosa emigrazione di fine Ottocento.

Certo, rimane sempre il dubbio che, se le decisioni che ci riguardavano fossero state prese a Venezia anziché a Parigi, a Vienna e a Roma, forse sarebbero state meglio rispondenti agli interessi dei veneti, ma ovviamente di questo non avremo mai la controprova, quantunque, i successi dell’imprenditoria veneta nel mondo, ed anche una certa tradizione di buona amministrazione locale lascerebbero ben sperare in questo senso. È vero, non sempre chi sa gestire un’azienda o un comune sa anche manovrare fra gli infidi gorghi della politica “alta”, ma non è neanche detto il contrario. E

comunque, prima o poi, un popolo si dovrà pur mettere alla prova.

Il Referendum di ottobre sull’autonomia proposto dalla Regione, anche quando non producesse effetti pratici immediati, sarebbe di estrema importanza sul piano storico, perché dimostrerebbe che siamo usciti da una lunga minorità e siamo maturi per volerci amministrare da soli. L’autonomia sarà un fallimento? Rimpiangeremo i prefetti e la burocrazia romana? È possibile; ma così almeno non andremo a cercare giustificazioni e pretesti negli altri, e saremo obbligati a farci un bell’esame di coscienza.

 

di Alberto Costantini da “il Basso Adige” – agosto 2017

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