La Rotonda del Capo di Sotto e la Festa del Voto

DCF 1.0

La Rotonda del Cao de Soto – Sanguinetto

Percorrendo la regionale 11 da Cerea verso Mantova, superata la frazione di Venera, il rettilineo napoleonico di un paio di Km si chiude con una chiesetta che si nota da lontano soprattutto per il campanile leggermente inclinato. Poi, in prossimità della stessa, dovendosi seguire la grande curva della strada, la chiesetta esce dalla visuale. Lo stesso succede per chi procede nel senso inverso e così, pur ben visibile e reale, il manufatto, che è un gioiello architettonico, finisce per essere ignorato. La colpa, però, non è dei costruttori ma delle automobili, della velocità e della fretta, tutti elementi che caratterizzano il nostro tempo.

Il tempietto, terminato nel 1747, oltre al valore storico, rappresenta una peculiarità architettonica perché, nell’intera provincia, è l’unico edificio del periodo a pianta rotonda e, al di là della testimonianza della fede e della religiosità del tempo, costituisce un esempio dello spirito illuministico e del gusto neoclassico che si andavano imponendo.

Voluto dai Conti Lion di Padova, feudatari del Castello di Sanguinetto, come una quinta che chiudesse con un’immagine religiosa lo sfondo Sud del paese, è stato costruito, su progetto del famoso architetto veronese Alessandro Pompei, dove sorgeva un capitello con una venerata immagine della Madonna.

Oltre che di storia e fede, è ricco anche di simboli razionali: l’incrocio delle tre vie rimanda all’idea del triangolo equilatero; la pianta esterna realizza la figura perfetta per eccellenza, la circonferenza; quella interna, ottagonale, inscritta nella circonferenza, suggerisce un’idea di armonia fra le parti; le tre porte, che affacciano sulle tre vie suggeriscono l’idea del quadrato: sono rimandi a figure regolari della geometria che suggeriscono un’idea di perfezione, ribadita dalla concentricità.

Nel suo insieme, il manufatto, con la sobria eleganza della struttura, con la semplicità e la purezza delle linee, con l’armonia delle proporzioni (elementi che non appartengono più allo stile barocco e preludono chiaramente a Neoclassicismo) comunica un senso di bellezza, di serenità, di sintesi fra fede e ragione alla ricerca di un equilibrio fra divino e umano.

Dedicato al Nome di Maria, che si festeggia il 12 settembre, vive il suo momento di gloria l’11 luglio perché in quel giorno del lontano 1836 un provvidenziale temporale, di manzoniana memoria, purificò l’aria ponendo fine al flagello pestilenziale che affliggeva la comunità. Così da quella data ogni 11 Luglio “la Cesolina del Cao de soto”, questo è l’espressione popolare che designa la Chiesetta del Capo di Sotto, vive il suo giorno di gloria perché vede la celebrazione di 11 sante messe, fra mattino e pomeriggio, con un notevole concorso di fedeli che rispondono al voto quasi bicentenario.

Dopo la riforma liturgica conciliare rispettare quel voto risulta più agevole, perché le messe si possono celebrare anche nel vespro e nelle prime ore della sera; ma i più anziani ricordano quando si celebravano esclusivamente al mattino e quindi il parroco iniziava la prima messa alle quattro del mattino e la chiesa era già affollata di casalinghe e contadini che poi si recavano, magari con un leggero ritardo, alla loro fatica quotidiana.

Anche quest’anno il voto è stato rispettato con grande devozione e una pura coincidenza meteorica ha ricreato l’atmosfera da cui è scaturito. La peste non c’è più, per fortuna, anche se ci minacciano altri malanni, meno evidenti, forse, ma non meno insidiosi: tuttavia il temporale del pomeriggio di martedì 11 u.s., che ci ha solo mostrato qualche gocciolone, ci ha fatto sentire tutta la nostra fragilità di esseri umani impotenti di fronte alle forze della natura e bisognosi di protezione.

Fa bene allora la Parrocchia a mantenere vivo il voto, affiancata con tanta premura dal Custode e coordinatore della Chiesetta, Antonio Brisighella, dalla curatrice Liliana Martini, dai loro familiari e dai volontari del Comitato delle Tre Vie che, con entusiasmo costante, si adoperano per l’agibilità e l’officiatura della Chiesetta e la felice riuscita della solenne ricorrenza annuale nel segno della fede e della tradizione.

di Giuseppe Vaccari da “il Basso Adige” – agosto 2017

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