25 aprile, settantadue anni dopo

Quasi tutte le persone di una certa età hanno impresso nella propria mente un ricordo indelebile di quel giorno, anche se erano all’epoca molto piccoli. Quasi unanimemente ricordano manifestazioni di giubilo, di entusiasmo, di festa; magari il giorno in cui per la prima volta nella loro vita hanno assaporato un quadretto di cioccolata, hanno ricevuto delle caramelle, hanno assaggiato della frutta sciroppata, hanno iniziato a masticare quella strana cosa con la quale si potevano fare addirittura delle bolle, subito soprannominata “gomma americana”.

Eppure c’è anche chi ha vissuto proprio in quei giorni il dramma di aver perso un familiare o un parente, proprio quando ormai tutto sembrava volgere al termine, dopo 5 lunghi anni di guerra combattuta tra le mura di casa anche dalla popolazione civile.

Palmira Grela, che ci ha lasciato il mese scorso, ha consegnato al Centro Studi e Ricerche un memoriale composto da 4 fogli vergati a mano in lingua veneta dove, tra gli altri ricordi, di quei giorni scrive:

<<Mio padre, avendo mia nonna inferma, andava dai mugnai per comperare della farina al mercato nero e mia mamma preparava i mal-tajè con una patata. Se avanzava un po’ di farina ci preparava el fogazìn, usando un po’ d’acqua e un cucchiaio di strutto. Non c’era né lievito, né zucchero, ma era buono lo stesso. Portava da mangiare attraverso i campi a noi bambini che eravamo sfollati.

liberazione cereaUna mattina è arrivata con una bella notizia: poco distante c’erano i soldati americani. Infatti i militari tedeschi in ritirata passavano per le strade di campagna con le biciclette a rochel e i copertoni pieni, tanti erano a piedi ansimanti e ormai stremati dalla fatica.

Il 25 aprile noi di famiglia eravamo in fila indiana con le nostre carriole e i bambini per mano, diretti verso casa nostra in Corte Quaranta a S. Pierino. Nella nostra corte e per la strada abbiamo trovato gente che urlava concitatamente: “Liberi, semo liberi!. Qualcuno era già ubriaco per la contentezza.

È passato del tempo, però, prima che tornasse mio fratello; l’avevano già messo tra i dispersi, è stato uno degli ultimi a tornare a casa. Suo figlio, che non aveva ancora visto, già camminava e pronunciava distintamente la parola “papà”.>>

Palmira conclude il suo scritto con queste parole: <<Se voi foste qua, avrei tanti altri fatti da raccontarvi, che vi voglio sempre bene quello lo sapete già!>>

Grazie Palmira per la testimonianza che ci hai lasciato e, ora che ci guardi da lassù, adoperati perché altri, seguendo il tuo esempio, si rivolgano al Centro Studi per lasciare le loro memorie. Continua a volerci bene, ne abbiamo tutti un gran bisogno … e noi, d’ora in poi, guardando al cielo potremo contare su una luce in più.

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