I segreti dell’Elmo di Oppeano

museo_archeologico_di_firenze_elmo_pileato_paleoveneto_da_oppeano_v_sec-_ac_01È un oggetto raffinatissimo frutto della tecnica d’incisione a bulino celtica, le raffigurazioni sono proprie del mondo Etrusco, legato ad un alto sacerdote paleoveneto. Tre civiltà che attraverso questo copricapo riescono a fondere il loro sapere. L’elmo di Oppeano (V sec. a.C.) è di forma conica con un pomello schiacciato al vertice. Questo particolare è fondamentale per comprenderne la sua funzione sacerdotale. Il materiale usato è una robusta lamiera di bronzo tenuta assieme da rivetti, mentre il pomello è una fusione piena, a differenza di altri simili, tipo l’elmo di Cremona. L’oggetto è istoriato con cinque cavalli più un animale strano assomigliante ad una sfinge o meglio ad un centauro alato, forse un cavallo pegaseo, figura comune nel mondo arcaico greco come presso tutte le religioni di origine orientale. Non è sicuramente un elmo da difesa, dato che non si adattava al capo in maniera funzionale e adeguata, ma soprattutto era troppo leggero per proteggere il cranio da traumi o ferite. Si ritrova lo stesso copricapo indossato da divinità di varie religioni, anche quelle fisicamente e teologicamente lontane dal Mediterraneo come le divinità ittite, assire e indiane vediche, addirittura presso le popolazioni della Polinesia troviamo idoli rappresentati con cappelli conici. Un copricapo simile è riscontrabile su statuine di sacerdotesse o di persone oranti, su maghi e fate, ma anche sulle donne che praticavano la stregoneria nel mondo romano e su imperatori-sacerdoti, con le stesse funzioni di un’ antenna capace di captare, o di inviare chissà quali energie od assorbire influssi cosmici, sicuramente segno tangibile dell’alto grado di elevazione spirituale di chi lo indossava.

tratto da Luigi Pellini, Il cappello dei Magi, Aurora Edizioni, Verona, 2002

Rinvenuto in località “Montara” nel comune di Oppeano a fine Ottocento, è stato esposto a Verona in Castelvecchio fino a quando un gerarca fascista collezionista di copricapi antichi se l’è portato a Firenze. Ora è esposto nel Museo Archeologico di Firenze, anche se in un contesto estraneo alla cultura Paleoveneta. Per una valorizzazione più completa sarebbe forse più opportuno restituirlo ai Musei veneti che espongono un vasto campionario dei reperti paleoveneti e che offrirebbero ai visitatori una panoramica più esaustiva.

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