I casoti de le molonare

Durante l’estate ogni paese aveva le sue molonare dove le persone potevano trovare ristoro dall’arsura e saziare temporaneamente lo stomaco. Anche Bovolone non si è sottratto a questa piacevole usanza, almeno fino agli inizi degli anni Ottanta. Lungo le principali vie di percorrenza del paese, ma anche nelle contrade, ci si imbatteva di tanto in tanto in questi estemporanei punti di sosta, collocati spesso accanto ad alti alberi dalle fronde copiose. fiorio molonara

Quando si avvicinava il periodo della maturazione delle angurie, il proprietario della molonara provvedeva a costruire il capanno (casoto) con pali e fascine di legna o a rimaneggiare quello rimasto in piedi dall’anno precedente. Per il tempo della vendita dei cocomeri, il casoto diventava un locale pubblico semplice ma accogliente, un vero e proprio centro di aggregazione: c’erano panche, tavoli, acqua fresca e … ombrìa (ombra). Del resto, ci si fermava alla molonara per “far quatro ciacole e magnarse in compagnia ’na feta de anguria”. Alcuni clienti, invece, si fermavano ad acquistare un cocomero intero per portarlo a casa e consumarlo con i familiari.

C’erano anche i meloni, ma la regina era lei, l’anguria nostrana (la moreta): bella, tonda, fresca, rossa, che parea la te disesse: “Magname!”

Abbiamo fatto una sommaria ricognizione che risulterà sicuramente incompleta. Partiamo da San Pierin con el casoto de la Val del Menago della famiglia Fiorio (vedi foto), certamente uno dei primi del paese, visto che era presente già nel 1935. Facciamo notare che i Fiorio per far ombra al casoto ricorrevano alle piante di zucca con le loro larghe foglie e con una vegetazione rapidissima. Tra la Valle del Menago e le Campagne, in via Malagnina, il casoto di Luigi Pozzato e dei figli Nello, Dario e Italo. Dal 1945 al 1963 in via Parti la molonara di Giovanni Donà con i suoi 11 figli, ma anche quella di Severino Massagrande (padre di Luigino e Giancarlo) che rimase aperta fino al 1976. Alle Crosare c’era il casoto di Giovanni Bonfante, detto “caveazzi”, e al civico 53 quello dei Mirandola (Dino, Danilo e Giuseppe), attivo dagli anni ’50 agli anni ’70. A Malpasso, dagli anni ’40 fino al 1955 si trovava ristoro nella molonara dei Marcolongo con i fratelli Tarcisio (padre di Luigi), Cesare, Egidio ed Emilio. Alle Merle era posizionato il casoto-balera dei tempi, data la vicinanza con la base militare; era gestito da Ugo Mantovani col figlio Aroldo sposato con Rosetta Vidimelli. Puntualmente ogni anno a fianco del casoto c’era il formento sbalezà per le coppiette che lì si appartavano dopo aver mangiato e ballato. Al palazon de la Madona (palazzo Malmignati in prossimità della rotondina di Tosano) c’era la molonara di Guido Fazioni (il titolare) e del figlio Fausto. Alcuni abitanti del centro di Bovolone ricordano che erano soliti compiere la loro passeggiata serale fin là per godere un po’ di fresco. Veri e propri imprenditori delle angurie sono stati, invece, i Patuzzo (Caio), che per generazioni – con Vittorio (1880), Orlando (1913) e Guerrino (1942) – hanno gestito el careto vicino al monumento di fronte alla chiesa, le molonare in viale dei Tigli alla stazione e al bivio del Pozzo di San Giovanni Lupatoto e altre ancora. Come già menzionato sopra, l’elenco non è completo: sappiamo di molonare alla Mandella, al Bosco, alle Montagne … Spetta proprio a voi lettori colmare questi vuoti con il vostro contributo di memoria telefonando al 3341722038

Non tutti i contadini sapevano coltivare i cocomeri, era un raccolto d’elite, anche perché i frutti dovevano “aver ciùcio” e non essere “inebié o saver da zerumolo”. Ecco allora che risultava importantissima la figura del tajador de angurie, che dal suono e dall’aspetto riusciva ad individuare quando il frutto aveva raggiunto la giusta maturazione per procedere al taglio. A Bovolone i più affermati tajadori sono stati: Margherita Argia Vaccari (1907), Orlando Patuzzo (1913) detto el Caio, Mario Lovato (1915) soprannominato el Moro Topìn, Angelo Eugenio Bazzani (1921) detto el Pape.

Per non rovinare i tralci delle piante, la famiglia dell’agricoltore effettuava il passamano fino ad arrivare alla carriola o al carro che avrebbe rifornito la molonara.

Il frutto era talmente ambito e prezioso che di notte bisognava vegliare sia il campo che il capanno, un bel impegno per i proprietari! Capitava, infatti, che qualche gruppetto di giovani squattrinati facessero irruzione nella piantagione, rubando qualche anguria, ma soprattutto arrecando danni ingenti alla coltura.

Solo nel dopoguerra sono comparse le angurie americane, quelle grosse e bislonghe, forse un po’ meno dolci e gustose, ma indubbiamente più imponenti nelle dimensioni. Dopo qualche lustro, però, sono via via scomparsi anche i casoti, travolti dall’incalzante avvento della modernità che ha trasformato radicalmente le abitudini della gente di Bovolone.

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