La zappa nella sporta

a ricordo di Antonietta De Guidi

piccolo teatro oppeanoEra la primavera dell’anno 1977. Giovanni Modena, regista del Piccolo Teatro di Oppeano, gruppo che dal 1960 raccoglieva e portava nei teatri le testimonianze della cultura orale del territorio di Oppeano, aveva risposto qualche mese prima ad una richiesta della Rai per la trasmissione “L’Amico del giaguaro”. Andava in onda di Domenica, e dedicava 20 minuti ad una realtà di ricerca sulla cultura del territorio. Nel mese di maggio fu invitato da Giovanni a Oppeano, Dino Coltro, in una serata di incontro con tutto il gruppo. Lì c’erano le fonti di alcune fole e di molte cante che Giovanni metteva in palco come testimoni di una cultura contadina che sembrava lentamente scomparire. Gli attori recitavano se stessi e l’attenzione era quella di lasciarli autentici. Intanto a Giovanni rispose la Rai. Sarebbe venuta una troupe per filmare ciò che faceva il Piccolo Teatro. In quei giorni anche Dino Coltro gli propose di lavorare con lui. Giovanni pensò di arricchire le fole anche con le cante. Ecco che il Filò : le fiabe di magia delle stalle, lette da Dino negli anni ’76 e ’77, diventa “La lucerna del filo”. La Rai arrivò a Mazzantica, il giorno 11 giugno in occasione della sagra. Il servizio venne trasmesso in RAI 1. Cominciò per accumulazione progressiva a definirsi lo spettacolo che ebbe sempre degli arricchimenti. In quell’occasione Antonietta De Guidi fu presentata a Giovanni da Maria Montanari, una delle meravigliose tre voci guida: Afra, China e Maria.

Era il giugno del ‘78 quando Angelina Antonietta iniziò a far parte fissa del Piccolo Teatro. Fu subito una testimone-memoria eccezionale. Sono sue molte canzoni, i contrasti come Caro marì, cara muier, molte fole come I saladi del prete, le filastrocche usati negli spettacoli.

Lei ha sempre abitato nel comune di Bovolone dove era nata il 1 gennaio 1927. Con il suo inseparabile marito Aimo, ha vissuto all’interno del gruppo, anni felici (lo diceva spesso) amata e benvoluta. Aimo era l’amministratore delle finanze. I ragazzi, siccome comprava il gelato o qualche dolcetto, ma era molto restio a spendere, avevano inventata e gli avevano dedicato una bella, spiritosa, canzone. Il gruppo era formato da bambini coi genitori, adolescenti, giovani e anziani testimoni.

Il successo fu immediato. Frutto della collaborazione tra Dino e Giovanni nel 1980 uscì il disco Il filò di Dino Coltro Ande cante Veronesi. Le repliche della Lucerna del filò, dalla fine degli anni 70 alla fine degli anni 90 erano già più di 3000. Fu acquistato dalla RAI e trasmesso nella rete nazionale come Omeni done santi madone e diaolo insieme, uscito nel 1981, che ebbe il premio città di Este. Vi sono state messe piacevoli fole e cante di Antonietta. Nel 1986 il Piccolo Teatro fu invitato dalle ACLI in Vaticano per il Giubileo del lavoratore e in Sala Nervi davanti a Papa Woitila e a 7000 spettatori fece mezz’ora di spettacolo. L’orgoglio di Antonietta, come era solita dire, era sì quello di aver cantato e recitato nei teatri di tutta Italia e all’estero, ma più grande quello di aver recitato per il Papa.

Antonietta nel gruppo ha sempre avuto un ruolo particolare di zia, mamma, nonna. Con una sorprendente memoria, col sorriso gentile verso tutti, con battute ìlari, sapeva ridere di sé. Raccontava della sua grande povertà nella fanciullezza, di un’infanzia vissuta però gioiosamente: “No gavéimo gnente! Me sarìa piasù andar a scola. La me le diséa anca la maestra: continua i studi. Ma no podea mia. Bisognava ‘nar laorar presto. Son ndà nei campi che era buteleta!” Recitava a memoria pagine del libro di lettura delle elementari, le poesie e le domande e risposte del libro di catechismo.

Antonietta aveva una memoria eccezionale. Non solo era prontissima e precisa nelle prove, nelle recite, ma se qualcuno era improvvisamente assente lei ci lasciava sbalorditi per la sua facilità a sostituirlo. Ci siamo accorti che conosceva le parti di tutti come le avesse sempre fatte. Le sue preghiere erano bellissime: erano quelle dei primi decenni del secolo, quelle ufficiali e quelle della cultura orale, un po’ sacre un po’ inventate dalla devozione spontanea:

Padre nostro picenin, Ave Maria graspia, Gloria pali, fili e strope!

Luigi Modena ricorda che durante l’intervallo di ogni spettacolo o durante le prove era un piacere sedersi accanto a lei perché aveva sempre mille cose da raccontare: aneddoti, fatti della vita passata o presente. Lui con le battute la provocava, lei rispondeva a tono con altrettanto spirito.

Nel gruppo era curiosa di sentire le notizie della vita degli altri. Era spesso circondata dai ragazzi. Chiedeva loro della scuola dei giochi. Dai, Antonietta, raccontaci! Al ritorno dalle

recite in pullman, spesso a notte tarda, si cantava.

Giovanni diceva: Dai, Antonietta te ne ricordito qualcuna? E lei col tono di candida ironia della donna intelligente e umile si scherniva: Ma sono tutte stupiderie!.. e puntualmente usciva con una filastrocca nuova, con una canzone mai sentita prima, con un aneddoto della sua vita che sapeva raccontare con voglia anche di ridere di sé. E sapeva che Giovanni considerava preziose le sue stupiderie.

Raccontava:Quando ero giovane andavo a lavorare nei campi con le mie amiche. Quanti canti, quanta allegria! Tornavamo a casa la sera e attraversavamo il centro del paese. Avevamo un po’ di vergogna a farsi vedere con la zappa e allora sfilavamo la zappa dal manico e la mettevamo nella sporta!

E ancora: Era tanta la povertà quando eravamo ragazzi. Quando si sposò mia sorella, dopo la cerimonia, i miei fecero una specie di rinfresco presso un bar di Bovolone. Io, tutta felice pensavo: adesso finalmente mangio delle pastine. Entriamo nel bar, guardiamo i tavolini che sono preparati con i vassoi di pastine e noi parenti ci avviciniamo per toccare le paste. Mio fratello più vecchio mi dice: No, le paste non si toccano! Sono solo per gli invitati! Sento ancora l’acquolina in bocca!

Da più di 15 anni partecipava attivamente alla vita della canonica: Mi alzo presto alla mattina, vado dai miei ragazzi sacerdoti. Faccio le stanze di tutti. Mi considerano quasi una mamma. Diceva con orgoglio che era necessario il suo aiuto in canonica. Parlava proprio con soddisfazione delle ore trascorse là.

Ha recitato con noi, parlando della sua vita, l’ultima volta, nel novembre 2015, per la presentazione del libro “La grande guerra del focolare” “Le donne di Bovolone in prima linea” di Pasini e DeBianchi per le Pari Opportunità di cui il Piccolo Teatro è il partner nel progetto regionale. Ci ha commosso e ci ha fatto sorridere con la freschezza e la spontaneità che erano solo sue.

Noi del PTO l’abbiamo amata; ci siamo sentiti amati. E’ stata una grande signora contadina, testimone di una civiltà povera di mezzi ma ricca allo stesso tempo, di affetti, di solidarietà di una grande cultura che forse dovremmo far conoscere di più ai nostri giovani.

Nella Dall’Agnello

 

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