Quei reperti archeologici salvati grazie all’opera di Maria Fioroni

dal giornale L’Arena del 26/04/2016

Un nuovo tassello nella storia di Legnago e del suo territorio, ma anche un doveroso omaggio ad una moderna e lungimirante mecenate coma Maria Fioroni che, tra il 1930 ed il 1970, riuscì a recuperare sul campo, salvandoli dalla distruzione delle arature, reperti archeologici fondamentali per la ricostruzione della storia delle Valli Grandi Veronesi, dall’età pre-protostorica fino al Rinascimento.Maria-Fioroni-Fondazione-1954

Il tassello, che in realtà è frutto di una rigorosa e lunga ricerca d’archivio, arriva dal nuovo volume Le indagini archeologiche nella pianura veronese. Il contributo di Maria Fioroni, scritto dall’archeologo legnaghese Federico Bonfanti, direttore del Centro archeologico ambientale e vincitore del Premio Fondazione Matilde Avrese: un riconoscimento prestigioso, assegnato ogni cinque anni a giovani studiosi impegnati nell’approfondire le vicende della propria terra.

Il volume, stampato nel 2015 in più di 1.200 copie, ricostruisce per la prima volta in maniera sistematica e completa tutte le indagini e campagne di scavo condotte nelle Valli Grandi Veronesi (soprattutto tra Legnago, Villa Bartolomea, Castagnaro, Cerea e Casaleone) e descritte in ogni dettaglio da Maria Fioroni attraverso documenti, diari ed un fitto carteggio epistolare con insigni studiosi, rimasti finora inediti. E che ora con il suo studio, originariamente condotto per la stesura della tesi di Specializzazione in Archeologia e successivamente ampliato, Bonfanti ha fatto riemergere dagli scaffali dell’Archivio della Fondazione Fioroni.

«L’idea di ridefinire queste vicende – spiega Federico Bonfanti – la ebbi, ancora sette anni fa, dal direttore della Fioroni, Andrea Ferrarese, che mi segnalò la necessità di procedere ad una capillare analisi di questa documentazione. Oltre a ciò, laddove è stato possibile in base ai dati recuperati e ai confronti con la letteratura scientifica più aggiornata, ho cercato di proporre una revisione critica delle diverse interpretazioni ed ipotesi avanzate dalla signorina Maria, che a distanza di tempo, ovviamente, risultano in parte superate se non addirittura errate».

Al di là di questo e delle campagne di ricerca, presentate integralmente e suddivise per decenni, il volume presenta però un altro grande valore: quello di mettere in luce i tanti ed indiscussi meriti di Maria Fioroni. Una donna di grande lungimiranza, appassionata di archeologia, che con umiltà e rara intelligenza, seppe da autodidatta non solo affiancare illustri professori, come ad esempio Francesco Zorzi, che in certi casi le affidava persino il controllo dei cantieri. Ma anche perfezionare le tecniche di scavo e la capacità di valutazione dei reperti, riuscendo ad affinare nel tempo il proprio vocabolario scientifico.

«Senza dimenticare – conclude Bonfanti – il suo mecenatismo, quel costante sostegno finanziario agli scavi o alla manodopera impiegata che, vista la cronica penuria di fondi del giorno d’oggi, siamo in molti ora a rimpiangere».

Elisabetta Papa

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