Parroco ai ferri corti col podestà – Il paese precursore di Guareschi

di Roberto Massagrande – dal giornale L’Arena del 24/02/2016

Bovolone come Brescello? Lo hanno pensato in molti in occasione della presentazione del secondo volume del «Diario di un paese di campagna» di Piergiorgio De Guidi, libro dedicato al ventennio fascista.podestà righetti Il pubblico del teatro parrocchiale Astra ha scoperto di aver avuto tra le due guerre un «don Camillo» ante litteram, il parroco don Bartolomeo Pezzo, che per certi aspetti fu un precursore, con una ventina d’anni d’anticipo, del personaggio letterario di Giovannino Guareschi che tanto successo ha avuto del secondo dopoguerra. Il parroco bovolonese non aveva però a che fare con un sindaco comunista: il «Peppone» della situazione era infatti un podestà fascista, tale Guido Righetti. Fu un periodo di contrasti anche accesi tra i due, culminati negli anni Trenta negli episodi riportati in luce dalla ricerca di De Guidi e tutti documentati da lettere e telegrammi rivenuti negli archivi storici.

Va aggiunto che in paese il fascismo non fece una gran presa: Bovolone fu infatti piuttosto tiepido nei confronti del Partito nazionale fascista (Pnf), il numero di tesserati fu sempre al di sotto della media nazionale. Nel 1924, il sindaco venne pure rimproverato perché non aveva iscritto Bovolone alla Federazione dei Comuni Fascisti, una colletta indetta dal Pnf «raccolse zero lire» e nel 1925 una conferenza sulla battaglia del grano andò deserta e venne rinviata per assenza di pubblico, episodio unico in tutta la provincia scaligera. Insomma, divenne un caso singolare oggetto anche di «ispezioni».

I profili di parroco e podestà sono stati tracciati nel corso della presentazione del libro da ricostruzioni affidate a due interpreti con accompagnamento musicale. Sin da subito, don Bartolomeo Pezzo – nato nel 1902 a Valdiporro, era figlio del sindaco di Boscochiesanuova, ed arrivato a Bovolone nel 1927 – si dimostra ben poco collaborativo con il regime rifiutando di celebrare messa per le formazioni giovanili fasciste. Rimarrà fermo per anni nel suo rifiuto di suonare le campane in occasione dell’anniversario della nascita del Pnf, il 23 marzo, resistendo alle forti pressioni. Denunciò alla Prefettura la benedizione dei gagliardetti fatta sui gradini della chiesa senza che ne sapesse niente e subì atti vandalici: i manifesti di un congresso eucaristico con relatore un vescovo antifascista vennero oscurati, fatto denunciato dal pulpito a gran voce e poi alle autorità provinciali e nazionali.

Ma quando, nel 1937, il podestà Righetti fu costretto a lasciare l’incarico per gravi motivi di salute, e sentì avvicinarsi la fine, fece chiamare il parroco al suo capezzale. I due, da uomo a uomo, ebbero modo di chiarirsi. Tra loro non c’era nulla in fondo sul piano personale, il contrasto era dovuto all’ideologia e si scusarono reciprocamente per gli eccessi accomiatandosi con una stretta di mano.

 

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