L’antica città nella foresta di Carpanea

Qualche anno fa Renato De Paoli ha messo in scena “L’antica città nella foresta di Carpanea ”, la mitica narrazione orale della città sepolta nella Bassa Veronese. Carpanea è uno dei tanti luoghi arcani, ricchi di storia e di leggende.carpanea dolce acqua
Lo spettacolo misterioso narrato da Renato De Paoli  è quello della città sepolta, già descritta  da Platone nel “Crizia” e probabilmente ubicata in un grande lago, come quello che lambiva le province di Verona, Vicenza, Mantova, abitate sin dall’età del Bronzo (IV millennio a.C.). I centri urbani furono costruiti su isole emergenti dalle indomite acque degli attuali fiumi Po, Mincio, Tione, Adige, Fratta e Bacchiglione, che allora formavano un’immensa laguna d’acqua dolce, quella che ancor oggi i mantovani chiamano lago e  si congiungeva al mare Adriatico. Tra il fluire e defluire dell’alta e della bassa marea, al di là delle barene, tra i dossi di terraferma crebbe una selva di olmi, ontani, faggi, lecci e così tanti carpini, che venne chiamata appunto Carpanea. Con la lenta antropizzazione, la foresta planiziale veneta formata da isole andò sempre più riducendosi, fino a scomparire anche dai dizionari, ma rimase nella memoria di chi tramanda del Mar Verto  e narra  la leggenda della città sepolta.

Renato De Paoli  ha dato forma alla leggenda spiegando finalmente che la Carpanea aveva 7 ordini di mura (argini) con settori circolari amplissimi di 25 miglia di corda; quattro erano le porte aperte sui punti cardinali corrispondenti alle attuali località veronesi di Casaleone, Bastione San Michele, Castagnaro e San Pietro di Legnago.
La tensione creativa del testo creato da Renato De Paoli è risultata così forte da evocare intensamente quel tempo remoto, eppure vivo nella storia orale, del Bosco degli Avi, degli antenati che abitarono il grande arcipelago d’acqua dolce, dove s’estendeva il Lax Venetik, e al suono di cetra, crotali, cimbali, rombo e campanelli è stato rinnovato il rapporto con l’acqua e la tradizione degli Antichi Veneti (dal greco Evetoi , degni di lode), dei Dioscuri (i numi tutelari dei naviganti), della dea Pali (Pale , protettrice delle palaffitte) e del dio Apo (letteralmente Dio da Dio), la divinità della sorgente. La fons Aponis non fu solo madre di Abano Terme, ma anche di tutti quei centri abitati che riuscirono a governare le acque, come Carpanea. Finché protesse la città, in essa crebbero concordia e pace, ma quando prevalsero gli interessi di parte e il proprio tornaconto, gli abitanti non furono più capaci di governare le acque e vennero colpiti da ondate d’acqua che distrussero la loro complessa città. Ancora oggi, nella Valle dell’antico lago intorno a “casa leon – casa lagon” echeggia il suono della campana al comparire della Principessa di Carpanea nella notte di Pentecoste.

articolo tratto da http://renatodepaoli.blogspot.it

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