La rammendatrice

di Edda Vicentini

Tra i tanti lavori di una volta c’era anche quello della rammendatrice: consisteva nel rammendare i vari tipi di stoffa e solo poche donne lo sapevano fare. In passato si rammendavano soprattutto i “vestiti della festa” perché dovevano durare il più possibile.

rammendatrice

Rita Dal Dosso (rammendatrice) col marito Arrigo Vicentini (“El Gazetin”

Rammendare non significa cucire normalmente con ago e filo, bensì riparare la stoffa danneggiata sfilando piano piano i fili e ricostruendo perfettamente la parte rotta.

Naturalmente questa tecnica non può essere applicata su tutti i tessuti, specialmente quelli di ultima generazione, ma solo sulle stoffe tessute a trama ed ordito visibili.

Questo lavoro lo faceva mia mamma, Rita Dal Dosso: lo aveva imparato durante la sua permanenza in collegio, dalle suore.

Mia mamma era rimasta orfana in giovane età e, agli inizi del Novecento, era consuetudine affidare gli orfani ai collegi, affinché imparassero un mestiere con il quale costruirsi un futuro.

All’età di 14 anni mia mamma lasciò il collegio e cominciò a lavorare al rammendo.

I clienti venivano anche dai paesi limitrofi perché aveva la fama di brava rammendatrice e, a lavoro ultimato, presentava veramente un capolavoro.

Me la ricordo seduta per ore e ore a passare pezzi di filo nella stoffa, facendo scomparire rotture di ogni genere.

Con i suoi guadagni contribuiva al sostentamento della numerosa famiglia ed a Natale e a Pasqua ci faceva confezionare dalla sarta i “vestiti della festa”; provava grande soddisfazione quando, alla domenica, noi sorelle andavamo alla Santa Messa tutte ben vestite.

Per tutte noi, la mamma aveva delle mani d’oro e per fortuna quest’arte non è andata persa. Siamo in sei sorelle ed io, tra tutte, ho ereditato la passione per il rammendo.

Quando ero giovane osservavo con curiosità la mamma mentre cuciva e piano piano mi è venuto spontaneo avviarmi all’arte del rammendo.

Non ricordo a quale età ho iniziato a rammendare, mi sembra di averlo sempre fatto e continuo a farlo tuttora con grande passione.

Ringrazio la mamma per i suoi insegnamenti e sono felice perché riesco a portare avanti quest’arte poco praticata. La mamma lo avrebbe desiderato tanto!

pubblicato sul mensile “la rana” – luglio/agosto 2015 http://www.larananews.it

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