Sopra i luoghi sacri pagani i cristiani hanno costruito le loro chiese

di Luigi Pellini

Dove ora sorge l’antica Pieve di S. Giovanni in Campagna, o San Giovanni decollato, precedentemente esisteva un santuario pagano. Il complesso templare è posto nel comune di Bovolone e annesso alla chiesa esiste un battistero ottagonale esterno che ci indica il possibile legame longobardo-ariano del complesso di San Giovanni. I testi di storia locale pubblicati sulla scia dei recenti lavori di restauro hanno cercato di fornire delle argomentazioni razionali sull’ubicazione in aperta campagna della pieve di San Giovanni e non, come ci si aspetterebbe, all’interno di qualche centro abitato. Il Forchielli, nel suo celebre saggio, diceva che “là dov’è il popolo, là è la pieve”. La chiesa matrice sarebbe stata ubicata, seguendo queste tesi, in posizione baricentrica, ovvero equidistante, dai pagus di riferimento (Bovolone, Salizzole, Bionde di Visegna, Concamarise, Asparetto) per massimizzare le risorse dell’esiguo collegio plebano, facilitando il popolo dei fedeli negli spostamenti.

Noi crediamo che la spiegazione sia un’altra. Le indagini con la termoluminiscenza hanno rivelato che alcuni materiali da costruzione risalgono al V-VI secolo, alcuni addirittura al II; le indagini archeologiche e i ritrovamenti nella fabbrica, in particolare, hanno fatto ipotizzare una tipologia architettonica in alzato “a triportico” che appartiene ad un’età tardo-antica. Allo stesso periodo storico sono attribuite le pievi dell’area benacense (V sec). Questo insieme di informazioni fa supporre dunque che la nascita della Pieve di San Giovanni sia avvenuta a ridosso del periodo di transizione fra paganesimo e cristianesimo, utilizzando materiali, tecnologie, tipologie architettoniche prese a prestito da un’età pre-cristiana. Vale la pena ricordare che la campagna veronese fu convertita dal vescovo San Zeno nel IV secolo. In un suo viaggio leggendario, percorrendo la sponda sinistra del fiume Menago trasformò sacelli pagani in cappelle cristiane; in particolare, la pieve di San Zeno a Cerea, ubicata alla stessa altezza ma sull’opposta riva della valle menacense e il significativo San Zenone a Minerbe, dove furono rinvenute le tracce del tempio pagano a forma circolare. Il vescovo si lamentava che i ricchi cristiani mantenessero pervicacemente nelle campagne are votive. Quindi la nuova religione cristiana penetrò gradualmente nel contado tramite trasformazione con sostituzione e non mediante ricostruzione con insediamenti ex-novo. Fu proprio in tali circostanze che, secondo noi, anche il sito di San Zuane fu lentamente convertito al cristianesimo (historia non facit saltus!).

Un altro dato importante da tenere conto è la presenza del microtoponimo “fontanòn” in prossimità della chiesa; i fontanoni o fontanazzi erano risorgive d’acqua sotterranea affiorante e talora oggetto di culto ab antiquo. La linea tradizionale dei fontanili si colloca molto più a nord, fra Buttapietra e Povegliano, e la presenza in questo sito di tale fenomeno rivestiva certamente un carattere di eccezionalità. L’acqua sorgiva supponiamo sia divenuta facilmente l’acqua battesimale (il battistero a forma ottagonale con la sua vasca ipogea ricorda molto da vicino gli edifici a pianta centrale di classica memoria).

Per finire, la dedicazione a San Giovanni Battista è un altro elemento indiziario da prendere in considerazione. San Giovanni era veneratissimo in nord Africa, patria natìa del “vescovo moro”, protagonista della conversione dell’agro veronese alla nuova religione. Il retaggio religioso di questo sito era incentrato probabilmente attorno a qualche divinità collegata all’acqua sorgiva e/o al corso delle stagioni (fecondità, fertilità); San Giovanni era la figura di mediazione ideale, sia perché legato all’acqua (il “Battista”), sia al corso astronomico del Sole (“S.Zuan che piange”, il 24 giugno, natività di San Giovanni, solstizio d’estate, opposto nel calendario al “Sole invitto” del 25 dicembre, Natale). Per la chiesa secolare San Giovanni era uno scaccia-diavoli in funzione anti-pagana: gli dei pagani erano così i demoni o le streghe da abiurare e condannare nella cultura contemporanea di allora. La tradizione popolare, d’altro canto, in ambiti ormai sempre più ristretti a causa della secolarizzazione, gli addita ancora poteri taumaturgici perpetuando pratiche al limite della superstizione (le erbe di San Giovanni, i falò di San Giovanni, la “sguazza” di San Giovanni, ecc.). Per concludere, la pia devozione, le usanze e i piccoli riti contadini che ancora in questo lembo di terra si celebrano rinnovati nel tempo sono forse l’eco lontana, riflessi cangianti, di antichissime reminiscenze religiose che valicano l’era cristiana per giungere fino a noi.

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http://luigi-pellini.blogspot.it

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