Il merlo della Pepa

di Bruno Rossato

Vicino a noi abitava una signora anziana, la Pepa. Non aveva niente di particolare, ma amava molto gli animali, ne aveva di tutte le specie. Quando qualcuno cercava qualcosa, dicevano: “Va’ dalla Pepa, che là te trovi de tutto!”. Era senza figli, rimasta presto vedova dopo solo qualche anno di matrimonio; il marito era morto nella Grande Guerra. Così si era dedicata anima e corpo agli animali, diceva che erano i suoi figli. Tra gli altri, aveva un merlo che chiamava Gino, il quale in cambio di questo affetto tutte le mattine al sorgere del sole cantava per lei ed era la sua sveglia. Vicino a lei abitava un certo Toni, che di notte andava ramingo e di giorno dormiva. Perciò a lui dava fastidio il canto del merlo e in aggiunta non amava gli animali.

Un bel giorno mentre la Pepa andava al pascolo con le sue caprette lui, di nascosto, aprì la porta della gabbia e fece uscire il merlo. Quando tornò, la Pepa non si accorse della mancanza del merlo e andò a coricarsi per la notte. Alla mattina si destò e aspettò invano il canto del merlo. Allora si alzò e con due passi fu già fuori per verificare cos’era successo. Con sua enorme sorpresa si accorse che il merlo non c’era e che la porta della gabbia era aperta. Per lei fu un colpo al cuore, a testa bassa andò in casa e non si fece vedere per tutta la mattina con grande meraviglia dei vicini che erano abituati a vederla indaffarata con i suoi animali.

La siora Lucia, che era un po’ curiosa, è andata a chiederle il motivo e la Pepa le ha spiegato l’accaduto tutta rattristata. Quel giorno non aveva neanche voglia di farsi da mangiare, sentì suonare le campane e vide che era già mezzogiorno. Per abitudine a quell’ora andava a dar da mangiare ai suoi fioi. Diceva: “Prima lori e dopo mi”. Così, anche se di malavoglia, impastò le semole, un po’ di polenta e una manciata di biava, un po’ d’acqua e l’impasto era preparato. Andò fuori chiamando le sue bestie, tutta assorta nei suoi pensieri, quando sentì Gino cantare. Si guardò attorno pensando che fosse un sogno o un altro merlo. Timidamente lo chiamò con un filo di voce per paura che non fosse lui, ma al richiamo della Pepa esso venne a mangiare nella sua gabbia.

Così tutti i giorni al suonar del mezzogiorno Gino si presentava alla finestra e il bello fu che alla mattina al levar del sole cantava ugualmente, come sua abitudine. La Pepa aveva ancora la sua sveglia e Toni con il muso duro si copriva le orecchie sotto le lenzuola.

La cattiveria non è mai buona consigliera; l’affetto di un animale è invece più forte di quello del vicino di casa.

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